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di Giacomo Salvini

Il Fatto Quotidiano, 30 agosto 2022

“Limitare l’ingerenza delle toghe”. La Lega dice no, Meloniani in forte imbarazzo: “Non è una priorità”. La proposta di Carlo Nordio, ex pm di Venezia in pensione e candidato alle Politiche con Fratelli d’Italia, di ripristinare l’immunità parlamentare divide il centrodestra. I tre partiti della coalizione hanno tre posizioni diverse sull’idea dell’ex magistrato che Giorgia Meloni vorrebbe portare al ministero della Giustizia: la Lega è contraria al ritorno dello scudo per il membri di Camera e Senato, Forza Italia è favorevole mentre Fratelli d’Italia sta nel mezzo, senza dirsi né favorevole né contraria.

Una spaccatura che potrebbe riflettersi anche su altri temi che riguardano la giustizia: basti pensare alla divisione verificatasi in occasione del referendum del giugno scorso quando, sui quesiti per limitare la custodia cautelare e l’abolizione della legge Severino, Fratelli d’Italia si è separata dagli alleati facendo campagna per il “no”. “Sulla giustizia abbiamo idee molto diverse tra gli alleati, così dovremo cercare di fare poche cose su cui siamo d’accordo”, spiega un dirigente del partito di Meloni.

La proposta che cos’è l’immunità parlamentare - Nordio, candidato con i legittimi eredi del Movimento Sociale nell’uninominale in Veneto e autore del capitolo sulla giustizia degli Appunti per un programma conservatore presentato alla convention di Milano, domenica ha presentato il suo manifesto politico in un’intervista al Quotidiano Nazionale rispolverando l’immunità parlamentare, cioè il divieto per i pubblici ministeri di indagare su deputati e senatori senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. La proposta di Nordio è quella di tornare alla vecchia formula dei Costituenti (articolo 68) eliminando la modifica che nel 1993, in piena Tangentopoli, aveva limitato l’autorizzazione del Parlamento solo ai casi di perquisizioni, arresti (non in flagranza), intercettazioni e sequestro di corrispondenza.

Dietro la proposta dell’ex magistrato si cela uno scudo nei confronti della magistratura: “I Padri costituenti l’hanno voluta proprio come garanzia dalle interferenze improprie della magistratura - ha detto al Qn -. Sapevano benissimo che qualcuno se ne sarebbe servito a suo vantaggio, ma hanno accettato il rischio, perché quello della sovrapposizione di poteri era enormemente maggiore, come poi si è dimostrato”. Allo stesso tempo, però, l’ex pm ha spiegato che una modifica di questa portata andrebbe “spiegata bene ai cittadini affinché non sembri un privilegio di casta”.

Fratelli d’Italia “In altri paesi parlamentari tutelati” - Anche se nell’intervista Nordio ha spiegato che “queste mie idee sono in grandissima parte condivise” da Meloni, in Fratelli d’Italia la sua proposta ha creato più di qualche imbarazzo. La posizione del partito infatti non è né favorevole, né contraria al ritorno all’immunità per i parlamentari. Una via di mezzo. Il responsabile giustizia di FdI, Andrea Delmastro Delle Vedove, non ha risposto a richieste di commenti. Ma Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma di FdI e molto vicino a Meloni, spiega così la posizione del partito: “Per noi il ritorno all’immunità per i parlamentari non è una priorità e non l’abbiamo inserita nel programma di governo - dice -. Detto questo, capiamo la proposta di Nordio visto che in Italia c’è un’anomalia che non esiste negli altri Paesi, nei quali i parlamentari sono protetti”. La posizione a metà del guado espressa da FdI riflette un certo imbarazzo nel partito. A diversi dirigenti le molte interviste di Nordio (che ha replicato ieri con Libero) non sono piaciute per una questione di merito e di metodo: sia perché considerate troppo “garantiste”, sia perché alcune di esse irrealizzabili, con il rischio di irritare l’establishment. Il pericolo, dice un dirigente di FdI, è che Nordio una volta al ministero della Giustizia diventi un “battitore libero” senza rispondere più a logiche di governo e di coalizione.

Lega, Bongiorno: “noi siamo contrari” - Un secco “no” alla proposta di Nordio arriva invece da Giulia Bongiorno, responsabile giustizia della Lega di Matteo Salvini. “La Lega non è favorevole al ripristino dell’immunità parlamentare” dice al Fatto Quotidiano. Poi la senatrice, candidata nel Lazio per Palazzo Madama, elenca le vere priorità del centrodestra sulla giustizia: “Il prossimo governo dovrà affrontare sin da subito altri problemi come quello del funzionamento dei tribunali, della velocizzazione dei processi, della lotta alla criminalità, della tutela delle donne vittime di violenza. Per ciò che riguarda l’indipendenza dei giudici è prioritaria una profonda riforma del Csm”. Nel centrodestra si parla anche di Bongiorno come una possibile ministra della Giustizia per succedere a Marta Cartabia. La posizione di Bongiorno è condivisa da Andrea Ostellari, presidente leghista della commissione Giustizia del Senato: “L’immunità non è una priorità per gli italiani, quindi non lo è per la Lega”.

Forza Italia Sì convinta: “È il momento di cambiare” - Diversa la posizione di Forza Italia, che invece condivide in pieno la proposta di Nordio. A dire “sì” è Pierantonio Zanettin, capogruppo azzurro in commissione Giustizia della Camera e capolista in Veneto: “Siamo assolutamente d’accordo con Nordio - spiega -. Io sono un uomo della Prima Repubblica ed è necessario tornare all’immunità prevista dai Costituenti che avevano scritto questo principio proprio per limitare le ingerenze dei pm”.