Ristretti Orizzonti, 19 agosto 2020
Seppure in forma ridotta, anche quest'anno si svolge quel Ferragosto radicale che nel 2019 si trascinò dal 14 al 20 del mese per coprire tutte le carceri interessate. Nel 2020 la tradizione pannelliana subisce un drastico ridimensionamento coi nuovi vertici del Dap, dipartimento amm.ne penitenziaria: visitabili non più di 5 istituti su 198, con delegazioni di 2 sole persone.
Ok per le delegazioni ristrette, ma sfugge alla logica la limitazione del numero di istituti. Evidentemente i nuovi dirigenti del Dap han deciso di tagliare le visite col pretesto della pandemia. Detto in modo più diplomatico, suona così: Particolare attenzione sarà posta al sovraffollamento e alle condizioni sanitarie, visto il protrarsi dell'emergenza Covid che ancora non permette una piena ripresa dei colloqui e dell'attività interna e impone cautele anche per le visite, autorizzate in forma ridotta e rese possibili in pochi casi solo grazie alla presenza dei consiglieri regionali [come avvenuto a Genova, importante collegio elettorale degli aspiranti consiglieri].
Tuttavia Ferragosto Radicale non è un brand esclusivo del Pr, come un tempo non lo era di radicali.it, tant'è vero che ieri perfino la Lega ha visitato il carcere di Sanremo, occupandosi però più dei controllori [guardie carcerarie interessate dal prossimo voto regionale] che dei controllati. Pertanto il Graf, Associazione radicale di Imperia, sarà presente a partire dalle ore 14 in Valle Armea, con l'ormai solita valigia di fumetti destinati alla biblioteca interna.
33 detenuti suicidi da gennaio a luglio; nell'anno horribilis 2009 si giunse al picco di 72 suicidi, ma quelli che si erano tolti la vita al 31/7 furono 31, 2 in meno; il conto dei 33 non comprende i 13 morti nelle rivolte di marzo, deceduti per overdose da medicinali sottratti alle farmacie delle carceri: il che somiglia molto al volerla far finita con la vita. Il modo scelto dai 33 detenuti per uccidersi è il cappio attorno al collo; ma 4 si sono suicidati col gas delle bombolette per cucinare in cella. Grave la condizione dei detenuti tossicodipendenti nelle patrie galere.
È stato l'anno del coronavirus, che ha stravolto la vita di tutti, ancora angosciati dalla possibile ripresa della pandemia e dalle conseguenze future: economiche, sociali, democratiche e messa in discussione delle libertà personali. Ma nel microcosmo carcerario c'è un di più da considerare: come ha ben spiegato il Garante Nazionale Mauro Palma, se è vero che il lockdown ha messo tutti nella stessa situazione di privazione della libertà, là dove la libertà era già prima negata come le carceri, l'ansia per il rischio di un contagio da cui sarebbe stato impossibile difendersi s'è aggiunta a quella che tali spazi chiusi di per sé generano, una doppia ansia sfociata in angoscia.
Mentre bene o male la vita "di fuori" è ripresa, in carcere è ancora tutto chiuso: i colloqui dei detenuti coi familiari e figli minori, oltre a esser ridotti nel numero e nel tempo, sono limitati alla presenza di 1 adulto e 1 minore; gli incontri si svolgono con vetro divisorio e citofono come nel 41bis; le attività trattamentali, già scarse in precedenza, sono azzerate quanto a lavori un minimo qualificanti e a possibilità di studio.
La presenza della società esterna, cioè volontari e associazioni che prestano la loro opera in carcere, è ridotta all'osso; tutto ciò al netto dell'esasperazione quotidiana di detenuti che non vengono curati anche se gravemente malati, casi psichiatrici e tossicodipendenti che dovrebbero stare altrove per esser seguiti e invece stanno in sezione, impossibilitati a aver contatti costanti con educatori, psicologi, assistenti sociali. Per non parlare dei Magistrati di Sorveglianza, ancor più lontani che in passato dal seguire quel percorso mirato che il codice penitenziario prevede a proposito della rieducazione del detenuto e del suo reinserimento in società.
Ciò che non manca sono le Circolari del Dap: l'ultima prevede punizioni più severe, come isolamento e trasferimento* dei detenuti aggressivi (!) verso le guardie o che abbiano atteggiamenti "anti-doverosi" (si dice così); il tutto togliendo potere ai Direttori*, sempre più relegati nell'angolo per cedere spazio a impostazioni muscolose di vita penitenziaria.
*Carlo Carpi non è aggressivo ma il trasferimento punitivo è arrivato lo stesso, improvviso. Rita Bernardini ha appurato che la Direttrice di Marassi ha preso come pretesto l'incompatibilità fra Carpi e uno psicologo che voleva a tutti i costi farlo passare per matto contro il parere degli stessi psichiatri. Carpi chiese d'esser affidato ad altro perito, ma le direttrici di Marassi e Sanremo se lo sono scaricato come un pacco.










