di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 19 aprile 2026
I dati attestano una crescita della popolazione carceraria anche per effetto delle ultime scelte di politica criminale, dal decreto Caivano in poi. Aumenta il numero di detenuti minorenni in Italia. I giovani finiti negli istituti penali sono cresciuti del 24% in 10 anni, passando da 462 nel 2016 a 572 nel 2025, del 37% comprendendo le comunità. In aumento anche il numero di minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale, da 21.848 a 23.932. Un effetto evidente l’hanno avuto le ricorrenti intenzioni di affrontare il nodo della criminalità minorile attraverso il ricorso al diritto penale: l’aumento significativo del numero di ragazze e ragazzi assoggettati a misure di detenzione.
Ancorandosi ai dati del Ministero della Giustizia, assai puntuale nel monitorare la situazione nei servizi minorili, il numero di detenuti negli istituti penali è aumentato del 24% in 10 anni, da 462 nel 2016 a 572 nel 2025, quasi del 40% comprendendo anche le destinazioni in comunità. In aumento anche il numero di minorenni e giovani adulti (età fra 18 e 24 anni) presi in carico dagli Uffici di servizio sociale dedicati, da 21.848 a 23.932. Con una precisazione: gli istituti penali per i minorenni, dove è eseguita la pena detentiva e la misura di custodia cautelare, costituiscono la misura più restrittiva, tra quelle messe in campo da un circuito abbastanza complesso.
Il maggior numero di minorenni e giovani adulti, è in carico agli Ussm che intervengono in ogni stato e grado del procedimento penale, dal momento in cui, dopo denuncia, il minore entra nel circuito penale fino alla conclusione del suo percorso giudiziario; l’intervento a favore del minore viene avviato, su segnalazione dell’autorità giudiziaria, con la raccolta degli elementi conoscitivi per l’accertamento della personalità e per l’elaborazione dell’inchiesta sociale di base e prosegue con la formulazione del progetto educativo e con l’attuazione dei provvedimenti disposti dal giudice.
Quanto ai reati, quelli contestati ai giovani passati per gli Ipm nel corso del 2025 sono, secondo il rapporto Antigone sulla giustizia minorile, 2.302, circa due per ogni persona entrata in carcere. La metà riguarda delitti contro il patrimonio, furti e rapine soprattutto, mentre quelli contro la persona, dalle lesioni personali alla violenza sessuale, sono il 20,8%, il 10,8% consiste in violazioni della disciplina sugli stupefacenti, il 4,8% riguarda le armi.
E per la nazionalità, dei 14 autori di omicidio entrati in carcere nel 2025 solo due sono stranieri; 41 italiani e 24 stranieri invece sono autori dei reati di violenza sessuale e stalking. Ricordato che in una prospettiva comparatistica i dati Eurostat, gli ultimi disponibili risalgono al 2023, non attestano un’emergenza criminalità minorile (in Italia un tasso di 363, 4 denunce per centomila abitanti contro una media europea di 674,9) soprattutto in questa legislatura si sono succeduti interventi di politica criminale indirizzati ai minori.
Esemplare in questo senso il decreto Caivano con il quale, tra l’altro, si abbassa da 9 anni a 6 anni la pena massima richiesta per procedere con il fermo, l’arresto in flagranza e la custodia cautelare dei maggiori di 14 anni per delitti non colposi; si prevede inoltre che fermo, arresto e custodia cautelare nei confronti del minore, maggiore di 14 anni, possono essere disposti anche per nuovi reati (come il furto aggravato, i reati in materia di porto di armi od oggetti atti ad offendere, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, resistenza a un pubblico ufficiale, produzione e spaccio di stupefacenti).
Un provvedimento che ha avuto come immediata conseguenza l’aumento della presenza media giornaliera nelle carceri minorili, passata da 452 a 556 tra il 2023 e il 2024 con un aumento del 31 per cento. Come pure chiaro l’effetto è sugli ingressi nei centri di prima accoglienza, passati da 745 nel 2022 a 1.084 nel 2025. Chiara la linea di continuità con il decreto sicurezza, approvato venerdì in Senato e ora alla Camera, con il quale è stato introdotto il delitto di possesso senza giustificato motivo e al di fuori della propria abitazione di strumenti dotati di lama, prevedendo la sanzione della reclusione fino a tre anni e la sanzione pecuniaria, fino a 1.000 euro, a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore autore di reati legati al porto di armi o di strumenti idonei a offendere; il divieto di vendita ai minori di strumenti da punta e taglio.











