di Roberto Galullo
ilsole24ore.com, 13 aprile 2020
Esattamente dieci anni fa il Parlamento approvò la legge 199: "Disposizioni relative all'esecuzione penale presso il domicilio delle pene detentive non superiori a 18 mesi". Dopo la prima condanna della Corte europea per il sovraffollamento era stato dichiarato lo stato di emergenza penitenziario.
Immaginate che, gradualmente ma inesorabilmente e senza clamore, in meno di 10 anni una città grande come Triggiano (Bari), San Giovanni Rotondo (Foggia), Tortona (Alessandria), Buccinasco (Milano), Fidenza (Parma), Enna, Mirano (Venezia) o Garbagnate Milanese (Milano), si svuoti. Avete letto bene. Immaginate, ad esempio, che una città come San Giovanni Rotondo - che prima dell'emergenza coronavirus ospitava centinaia di migliaia di turisti devoti di Padre Pio da tutto il mondo - veda allontanarsi nel corso di un decennio, uno dopo l'altro, tutti i sui 27mila residenti. Dal sindaco all'ultimo nato. E immaginate adesso che queste 27mila persone decidano di sparpagliarsi e diffondersi a macchia d'olio. In Italia o fuori dai confini patri. Se avete fatto navigare la fantasia, è bene che ripiantate i piedi a terra. Oltre 27mila sono i detenuti e le detenute che dal 2010 a fine febbraio hanno lasciato la propria cella, ovunque essa fosse in Italia, nella quale erano reclusi.
Lo svuota carceri del 2010 - Esattamente dieci anni fa, infatti, il Parlamento approvò la legge 199: "Disposizioni relative all'esecuzione penale presso il domicilio delle pene detentive non superiori a 18 mesi". Era in carica il Governo Berlusconi e dopo la prima condanna della Corte europea per il sovraffollamento era stato dichiarato lo stato di emergenza penitenziario.
Questa volta non è un provvedimento causato dal colpevole sovraffollamento (che però resta sempre sullo sfondo) che torna a incentivare l'uscita anticipata dagli istituti di pena. No, questa volta, è l'emergenza coronavirus che, con il provvedimento "Cura Italia" varato dal Governo, consente sulla carta a migliaia di detenuti di tornare a casa con un braccialetto elettronico o essere messi ai domiciliari se devono scontare una pena o un residuo di pena fino a 18 mesi.
Il nodo dei braccialetti - Il Governo prevede, fino al 30 giugno 2020, una procedura alleggerita che, se da un lato toglie alcuni vincoli che richiedevano una valutazione del magistrato di sorveglianza, dall'altro lato ne introduce altri di natura disciplinare. Non solo: lo scaglionamento temporale è in funzione della reperibilità di braccialetti elettronici. I braccialetti saranno resi disponibili secondo un programma di distribuzione adottato dal capo dell'amministrazione penitenziaria, tenuto conto della capienza dei singoli istituti, del numero dei reclusi e delle concrete emergenze sanitarie.
Chi c'è e chi no - Con il provvedimento "svuota carceri bis" potrebbero uscire migliaia di detenuti. Nessuno sa con esattezza quanti e, come del resto è accaduto con la legge 199/2010, gli effetti si perpetreranno e si valuteranno negli anni. Le prime stime oscillano tra 3 e 5 mila detenuti, anche se non manca chi arriva a calcolare 10mila o addirittura più uscite. Ripetiamo: nel corso degli anni la cifra può crescere ma nessuno è in grado ora di dire con esattezza come. Dai benefici sono esclusi mafiosi, omicidi, rapinatori, maltrattamenti in famiglia, stalking, abusi e violenze sessuali, oltre ai detenuti che hanno partecipato alle rivolte dei giorni scorsi (e che nessuno ancora sa quanti siano).
Un flusso costante - Per effetto della legge 199/2010 sono usciti per la precisione 27.152 detenuti, un terzo circa dei quali stranieri. Le donne, complessivamente sono 1.911, di cui 787 donne (più o meno la stessa proporzione). È pleonastico ribadire che il maggior numero di reclusi è uscito dagli istituti penitenziari delle regioni con un numero elevato di strutture e persone che scontano la pena. In testa si trova dunque la Lombardia (che ha scarcerato quasi 4.500 persone di cui praticamente la metà stranieri, in massima parte extracomunitari), poi Lazio, Campania e Sicilia.
Un passo indietro nel tempo - Nel 2010 le carceri "scoppiavano", visto che ospitavano quasi 68mila persone - ora ce ne sono circa 7mila in meno rispetto ad allora - di cui circa un terzo stranieri. I 208 istituti contemplati dalle statistiche del ministero della Giustizia avrebbero potuto contenere al massimo, secondo capienza regolamentare, 45.022 persone. In attesa di primo giudizio erano complessivamente 14.112, gli appellanti erano 8.005, i ricorrenti 48.555 e i condannati in via definitiva 28.692. L'esubero era dunque, a somme fatte, di 22.939 unità, con una situazione di particolare delicatezza in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Lazio e Sicilia.
Via libera - Le prime statistiche diffuse a febbraio 2011 dal ministero della Giustizia, dopo l'entrata in vigore del provvedimento del 2010, dimostrano che non c'è stato alcun svuotamento immediato anche se il numero riportato di detenuti usciti - complessivamente 1.368 - è considerevole. Le donne erano 74 e gli stranieri 278 (di cui 23 donne). Negli anni a seguire il flusso maggiore, fino a raggiungere la quota complessiva a febbraio 2020 di 27.152 detenuti tornati in libertà (seppur con diversi tipi di restrizioni). Va sottolineato che molti sono quelli per i quali, nel corso di questo decennio, si sono spalancati di nuovo i cancelli delle patrie galere e magari sono lì che attendono il "bis".










