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di Conchita Sannino

La Repubblica, 13 maggio 2026

Sono tossicodipendenti o fragili senza dimora destinati a scontare la pena in enti di accoglienza. I dubbi delle minoranze. L’estate incombe, un altro anno è passato invano sulla testa delle 64mila persone detenute (a fronte dei 45mila posti effettivi) nelle stesse inaccettabili condizioni: schiacciate tra sovraffollamento al 140 per cento, inadeguatezza di spazi e servizi, sanità e diritti negati. Così il Guardasigilli Carlo Nordio deve recuperare quattro anni di promesse e rinvii del governo su quella che il presidente Mattarella aveva definito, nel suo duro j’accuse, “vera emergenza sociale”.

Tra pochi giorni, il ministero annuncerà l’iter che consentirebbe la detenzione domiciliare in comunità a chi è recluso perché privo di una dimora (in parte tossicodipendenti). L’obiettivo è ambizioso: intervenire su una platea di 5mila fragili. Ma come, in quali tempi? Mossa imposta dal clima di esasperazione, nonché dalla moral suasion del Capo dello Stato che aveva usato quell’avverbio: “Porre fine a tutto questo immediatamente”. Era luglio, 10 mesi fa.

Oggi il rischio è che (vedi sentenza Torreggiani della Cedu, 2013) intervenga l’Europa. Scenario che ipotizza con Repubblica anche Roberto Giachetti (Iv). “Non so che cosa si inventeranno, gli annunci si sono rivelati una beffa per chi vive l’inferno delle carceri. Spero di sbagliarmi, stavolta. L’Europa osserva allarmata”. Giachetti è l’autore della proposta sulla liberazione speciale anticipata (d’accordo il vicepresidente Csm, Pinelli, e il presidente La Russa), bocciata dal governo. E il clima può peggiorare ancora: con l’ultima legge Sicurezza, che prevede l’agente penitenziario sotto copertura, e con la bozza di decreto che pone i corpi speciali (Gom, Nic, Gio) al comando di un generale, a Roma, esautorando e facendo infuriare tutti i direttori dei penitenziari. “Ecco il disegno del governo: trasformare le carceri in caserme”, spiega Samuele Ciambriello, per tutti i garanti.

Correre ai ripari. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, ieri in commissione Giustizia al Senato, fa appello alle opposizioni, chiede si porti a casa il ddl proprio sulla detenzione domiciliare dei detenuti tossicodipendenti. “Ci sono passi in avanti. Raggiungeremo l’obiettivo di 10mila posti in più, entro il 2027”. Ma il presente racconta ogni violazione dei diritti fondamentali. Lo dice, di nuovo, da Rebibbia Gianni Alemanno: “Condizioni inumane e degradanti, meno di 3 metri quadri per persona. La maggioranza si è rifiutata di affrontare questa emergenza”.