sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Sandro De Riccardis

La Repubblica, 24 giugno 2024

L’uomo resta in attesa che venga valutata la sua domanda di protezione internazionale, proprio sulla base dei rischi che corre nel rientrare nelle zone rurali del suo paese. In Albania rischia la vita per una faida che coinvolge la sua famiglia, per un debito non saldato dal padre. Una lite tra famiglie locali che lo espone alla vendetta sulla base delle regole arcaiche del Kanun, il codice orale che dirime la riparazione dei torti subiti col sangue e la violenza. Così Kristian M., 30 anni, albanese, ha ottenuto la revoca del decreto di espulsione dal tribunale civile di Brescia. E da recluso al Centro di permanenza e rimpatrio di Bari, a un passo dal trasferimento in Albania, è tornato libero. Ora resta in attesa che venga valutata la sua domanda di protezione internazionale, proprio sulla base dei rischi che corre nel rientrare nelle zone rurali del suo paese dove il Kanun è considerato legge. Una situazione di pericolo che da anni è riconosciuto dalla giurisprudenza italiana come meritevole di tutela.

Il trentenne albanese, difeso dall’avvocato Stefano Afrune, era già stato espulso una prima volta dopo un periodo trascorso nel Cpr di Bari. Dopo essere ritornato nei suoi luoghi di origine, nel nord dell’Albania, aveva subito un attentato ed era nuovamente scappato in Italia. Poi lo scorso marzo, durante un controllo, era stato nuovamente arrestato per violazione del divieto di reingresso in Italia e per aver fornito false generalità agli agenti. Una vicenda che ha portato a una condanna a un anno, con pena sospesa.

Finché nei giorni scorsi, in nuovo controllo a Chiavenna da parte della polizia stradale, è stato raggiunto da un nuovo decreto di espulsione, da parte del prefetto di Sondrio, per la sua condizione di irregolare sul territorio. Ma i giudici di Brescia (Stefana-Colombo-Gaboardi) hanno revocato il provvedimento, valutando i rischi di un ritorno in patria. Le regole non scritte del Kanun, infatti, estendono la vendetta anche ai familiari di chi è ritenuto responsabile di un torto subito da altre famiglie della comunità. Come ha dimostrato anche l’attentato subito dal trentenne albanese dopo la prima espulsione.