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di Liana Milella

La Repubblica, 16 maggio 2024

A cinque giorni dal congresso dell’Anm a Palermo il Guardasigilli Carlo Nordio smentisce se stesso. Davanti alle toghe, in Sicilia, aveva detto che la separazione delle carriere era un cantiere ancora aperto. Oggi, alla Camera, rispondendo al question time di Italia viva, e dopo le parole della premier Meloni davanti alla platea della Verità, ha confermato invece che l’arrivo della riforma costituzionale sulla giustizia è alle viste. “Nei prossimi giorni vedrete la presentazione in consiglio dei ministri della separazione, con riforme importanti sulla composizione e sui tempi di elezione del Csm, nel rispetto dei principi del giusto processo”. Nessun accenno alla discrezionalità dell’azione penale che invece non ci sarà. Quanto all’abuso d’ufficio, su cui lo rimprovera il renziano Davide Faraone per i tempi troppo lunghi, Nordio butta la palla verso il Parlamento. “È la riforma che ho presentato già un anno fa” replica Nordio. Ma, anche in questo caso, dice che il voto finale arriverà “presto”. Dopo il voto europeo.

Le manovre pre-elettorali sulla giustizia - Chi lo fa per raccattare magari qualche voto in più alle europee, come la premier Meloni che contraddice il suo Guardasigilli Nordio e piazza la separazione delle carriere prima del voto per un via libera da palazzo Chigi. Soprattutto perché Forza Italia, con Antonio Tajani, non ammette deroghe su questo. E chi brandisce l’ennesimo strumento parlamentare per abbattere un “nemico” da sempre, il Trojan, la dannata microspia guardona “perfino sotto le lenzuola e in bagno”.

Parliamo di Enrico Costa di Azione contro il Trojan, la dannata cimice nemica di chi corrompe. Proprio quella che ha contribuito a svelare il malaffare di Genova. Costa la “odia” da sempre, tant’è che già a settembre scorso aveva tentato di affondarla piazzando i suoi emendamenti nel decreto Mantovano sulle intercettazioni. Ovviamente assieme a Forza Italia, stessa richiesta dal vicepresidente della commissione Giustizia Pietro Pittalis. Ma era andata a buca.

Il Trojan “nemico” di tutti - Che i berlusconiani vogliano ridimensionare il Trojan da sempre è provato dal primo disegno di legge depositato al Senato da Pierantonio Zanettin che, con Ivan Scalfarotto di Italia viva, addirittura il 19 dicembre 2022, a legislatura fresca, ha depositario al Senato un disegno di legge per togliere la corruzione tra i reati intercettabili, e poi ha insistito sulla stessa richiesta quando la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno ha lanciato e chiuso l’inchiesta parlamentare sulle intercettazioni.

Fi vuole subito la separazione delle carriere - Vecchia storia dunque. Proprio come quella della separazione delle carriere. Due settimane fa, di venerdì, ecco il summit di 40 minuti a palazzo Chigi con Meloni per chiudere proprio sulla riforma che “appartiene” da sempre a Forza Italia, quella che voleva fare, ma non riuscì a fare, Silvio Berlusconi. La riforma costituzionale dell’allora Guardasigilli Angelino Alfano si fermò al palo. Adesso Antonio Tajani non demorde. È la sua riforma e la pretende, come Meloni ha avuto il premierato e Salvini l’Autonomia differenziata. Il summit del 3 maggio si chiude con l’accordo di fare la separazione prima del voto. Poi il “povero” Nordio è costretto ad affrontare a Palermo le toghe dell’Anm. Lui non vuole andare, ma Meloni lo costringe a esserci. E lui, per evitare una salva di fischi, racconta di un cantiere ancora aperto. Tutti leggono le sue parole come un segnale di distensione. Il giorno dopo Tajani torna alla carica, perché “la separazione si deve fare”.

Costa, “il Trojan usato per riempire i giornali” - Per non perdere il gusto di attaccare i giudici e togliere loro gli strumenti d’indagine ecco Costa “in azione”. Un ordine del giorno ragionato che chiede di rivedere i “poteri” della microspia. Dice a Repubblica il responsabile Giustizia di Azione: “Questo è un primo passo verso una rivisitazione complessiva della materia. Non è vero che le intercettazioni restano riservate negli atti di un’inchiesta. Vengono catapultate nelle ordinanze e nelle informative. Ovviamente quelle di accusa e quelle colorite di gossip, sui quali i giornali fanno pagine e pagine. L’intercettazione è un mezzo di ricerca della prova finalizzato al processo in tribunale oppure serve per riempire le colonne dei giornali?”. La “vittima” è di nuovo l’odiato Trojan che Costa vuole ridimensionare a semplice microspia.

Tutti contro le intercettazioni - Ma la sua richiesta - ovviamente bocciata da Pd, M5S e Avs - va inserita in un attacco molto più ampio contro le intercettazioni, ovviamente strumento fondamentale nelle inchieste. Peraltro gestite dalle forze di polizia guidate da capi scelti dal governo. Al Senato sta per andare in aula la proposta della leghista Erika Stefani per limitarle a 45 giorni. Sempre a palazzo Madama il ddl sugli smartphone impone l’obbligo di via libera al sequestro solo con il parere del gip. E ancora alla Camera, nel ddl Nordio sull’abuso d’ufficio, destinato ormai dopo le Europee all’ok definitivo, ecco il divieto sulla trascrizione delle intercettazioni dei terzi. Nonché il primo bavaglio sulla stampa che non potrà pubblicare nulla degli ascolti se non compaiono negli atti. Insomma, i programmi elettorali del governo Meloni, draconiani sulla giustizia, stanno facendo passi in avanti. Condivisi da Azione e Iv, che anzi li ampliano e li sponsorizzano.