di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 24 maggio 2025
Il deputato azzurro presenta un’interpellanza parlamentare al ministro della Giustizia Carlo Nordio partendo dal caso di Garlasco: “Prevedere una sospensione cautelare del carcere quando, dopo una condanna definitiva, sorgono dei dubbi. A volte si cerca un colpevole, non il colpevole”. Quando un giudice decide di condannare lo fa, o dovrebbe, perché ritiene l’imputato colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Ci sono casi in cui, però, il dubbio sorge dopo la condanna definitiva. E non c’è modo di scarcerare il condannato. A meno che non si faccia la revisione del processo, che però è un percorso lungo e non sempre possibile. l caso di Garlasco è uno di questi. Alberto Stasi è stato condannato (dopo due assoluzioni) a 16 anni di carcere perché il giudice ha ritenuto avesse ucciso la sua fidanzata, Chiara Poggi, nella sua casa del paese in provincia di Pavia, nel 2007. Non c’è mai stato un movente. Non hanno trovato l’arma del delitto.
Ora c’è una nuova indagine, un nuovo indagato, Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Indagato, lo precisiamo oltre il dovuto, non vuole dire colpevole. Ma da questa nuova inchiesta deriva un fatto: Stasi per la legge è colpevole oltre ogni ragionevole dubbio solo formalmente. Perché, lo dicono gli inquirenti stessi, i dubbi in realtà ci sono. L’uomo, però, si trova in carcere, in semilibertà e, mentre la sua colpevolezza vacilla seriamente, non può uscirne. Sicuramente non nell’immediato.
“C’è un vuoto legislativo”, nota con HuffPost Davide Bellomo, deputato di Forza Italia che ha presentato un’interpellanza al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “C’è un condannato, ma è la stessa procura che aveva condotto l’inchiesta a dubitare della condanna. Quella persona ogni giorno ascolta in tv i dubbi sulla sua condanna, eppure deve restare in carcere”. Per questo motivo Bellomo chiede al ministro di valutare una riforma. Ma quale sarebbe l’idea? “Prevedere - ci spiega ancora Bellomo - una sospensione cautelare dell’esecuzione della pena in carcere nei casi come quello di Garlasco. In cui, cioè, abbiamo formalmente un responsabile ma, allo stesso tempo, è sorto il fondato dubbio che il responsabile non sia lui. Se quell’impronta di cui si parla fosse emersa mentre il processo era in corso, probabilmente sarebbe stato assolto definitivamente”.
L’impronta in questione è quella rinvenuta in casa Poggi, che - dicono gli inquirenti - potrebbe appartenere all’assassino. E non è l’impronta di Stasi. Ai tempi del delitto era stata già valutata e ritenuta inutile. Potrebbe partire da questo una eventuale revisione del processo? “In linea generale - evidenzia il deputato - le prove già analizzate non possono essere più toccate. A meno che non intervenga una nuova tecnologia che consente di fare analisi nuove e ottenere risultati diversi”. Potrebbe essere questo il caso, ma non è detto. Al di là del merito, il problema, chiosa Bellomo, è che ci sono casi “in cui non si vuole trovare il colpevole, ma un colpevole. Ma se c’è anche un solo dubbio, una persona non dovrebbe essere condannata”.











