di Fulvio Fulvi
Avvenire, 17 agosto 2025
Con il detenuto di 53 anni che si è tolto la vita a Ferragosto nella Casa circondariale di Benevento, sono 55 i suicidi negli istituti di pena italiani dall’inizio dell’anno. Che si aggiungono ai 102 morti in cella per cause ancora da accertare. L’ultimo decesso, la cui dinamica è ancora da chiarire, avvenuto sempre nel pomeriggio di venerdì, è quello di un 55enne che scontava l’ergastolo a Civitavecchia. E poche ore dopo, a Regina Coeli, un egiziano di 19 anni, arrestato il giorno prima, ha tentato di impiccarsi, è stato salvato in extremis: le sue condizioni sono assai critiche. Nel principale carcere della capitale da giorni si sono superate le 1.100 presenze con un sovraffollamento quasi del 200% e una grave carenza di personale.
Il macabro - ma necessario - conteggio serve a dimostrare che la situazione nelle carceri, sovraffollate e spesso malmesse e con personale insufficiente, non è affatto migliorata. E non è certo qualche unità in meno nel numero dei decessi rispetto all’anno precedente ad attenuare una tragedia divenuta ormai quasi quotidiana. L’intero sistema detentivo va ripensato e riformato. Finora, però, tanti annunci e zero risultati.
“E a morire e soffrire, oltre ai detenuti, 62.700 stipati in 46.755 posti disponibili, vi sono anche gli operatori, in primis quelli del Corpo di polizia penitenziaria mancanti di 18mila unità rispetto al fabbisogno organico complessivo, ma addirittura di 20mila agenti nelle carceri, attesi gli esuberi negli uffici ministeriali” commenta Gennarino De Fazio, segretario generale Uilpa. Tre, da gennaio, sono stati gli agenti che si sono tolti la vita per disperazione: non tolleravano più condizioni di lavoro disumane, con doppi turni, stress continuo, niente permessi e ferie “congelate”.
Sul caso del recluso di Benevento, in carcere per la prima volta (era entrato da appena quattro giorni), che si sarebbe ucciso recidendosi la giugulare (come può essere accaduto e con quale arma?), la Procura ha aperto un’inchiesta. “Il ministero della Giustizia minimizza ma questa crisi carceraria rischia di essere una strage di Stato” osserva il Garante della Campania, Samuele Ciambriello, secondo il quale è necessario “un sussulto della società civile, degli operatori della comunità penitenziaria, fatta di detenuti e detenenti”.
In questi ultimi tre giorni, anche a causa del caldo asfissiante che ha invaso gli edifici carcerari, si sono moltiplicate le aggressioni e le violenze. Nel carcere di Parma, reparto isolamento, un detenuto dell’alta sicurezza ha assalito un agente con calci e pugni mandandolo all’ospedale (7 i giorni di prognosi). Nella casa circondariale di Ivrea, un detenuto ventunenne di origine egiziana è andato in escandescenze e si è scagliato contro gli addetti alla sorveglianza ferendone otto, poi ha cercato di impiccarsi in cella ma è stato fermato dal personale in servizio.
Alla data del 31 luglio nelle 192 carceri italiane, sono stati 3.279 gli atti di aggressione accertati dal Garante nazionale dei detenuti, 1.355 dei quali hanno avuto come vittime agenti penitenziari. Ma anche altri numeri servono a capire come un “allarme” sia giustificato: nei primi sette mesi dell’anno sono state 680 le manifestazioni di protesta collettiva, 6736 gli atti di protesta individuale e 1123 i tentativi di suicidio da parte dei reclusi. Anche in questo caso le differenze con il recente passato sono minime e sostanzialmente insignificanti. Intanto a Ferragosto il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, si è recato in visita al carcere romano di Rebibbia “per esprimere gratitudine e sostegno agli agenti della polizia penitenziaria”.
Il leader della Lega ha incontrato anche diversi detenuti tra cui l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “l’ho trovato tonico e determinato” ha detto. “Mentre Salvini sfila a Rebibbia fingendo stupore - ha commentato Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani - dimentica che le sue politiche populiste e panpenalistiche hanno trasformato le carceri in discariche sociali.
Nordio resta immobile mentre i detenuti muoiono: per questo lo abbiamo denunciato per istigazione e aiuto al suicidio. Servono subito provvedimenti per decongestionare le carceri, a partire dalla proposta di Roberto Giachetti: senza depenalizzazioni e alternative alla detenzione, continueremo a contare morti”. Nelle carceri è stato un Ferragosto di morte e sofferenza, sottolinea il segretario di Demos, Paolo Ciani, vicecapogruppo del Pd-Idp alla Camera: “Non si può continuare a fare finta di niente! Pensiamo insieme a un provvedimento deflattivo. Mettiamo in pratica l’appello che Papa Francesco ha lanciato nella Bolla di indizione del Giubileo della Speranza che ha visivamente mostrato nell’apertura della Porta Santa di Rebibbia”. “Ogni giorno nelle carceri - ha concluso il segretario Demos - si viola l’articolo 27 della Costituzione”.











