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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 13 agosto 2024

È sulle carceri che in questo rovente agosto si consuma il braccio di ferro tra i due partiti più distanti della maggioranza di governo, a rischio rottura proprio sul tema della giustizia. Ecco che, dopo il cordiale e discreto benservito del presidente Mattarella al ministro Nordio, il quale avrebbe voluto incontrarlo senza uno straccio di proposta vera in mano per far fronte all’emergenza sovraffollamento e suicidi, al solo scopo di ottenere una sponda per non affogare nel nulla dei provvedimenti varati prima delle ferie, va in scena ora la sfida delle visite agostane nelle carceri tra Fratelli d’Italia e Forza Italia. Perciò, al berlusconiano Tajani che prosegue l’iniziativa “Estate in carcere” “di comune sentire politico con il Partito Radicale”, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove contrappone un giro dei territori dove i sindacati autonomi di polizia penitenziaria più destrorsi sono particolarmente presenti, ma anche piuttosto inquieti.

Uno di questi è Taranto, dove il sottosegretario si recherà questa mattina in “visita istituzionale” presso la Casa circondariale Carmelo Magli. Ancora una volta Delmastro otterrà nella sua veste istituzionale una buona visibilità politica gratuita, incontrando le rappresentanze sindacali degli agenti e la dirigenza degli istituti di Taranto e Brindisi alla presenza dei fratelli di partito Dario Iaia e Giovanni Maiorano, parlamentari tarantini, e del consigliere regionale di FdI, Renato Perrini. Con i quali poi subito dopo terrà una conferenza stampa. Ma ieri l’Fp Cgil di Taranto ha scritto una lettera al sottosegretario ospite, avvertendolo che troverà “qui un tradimento dello Stato” e chiedendo provvedimenti “immediati” contro il sovraffollamento e la carenza di personale.

“A fronte di una capienza regolamentare di 500 persone, il carcere di Taranto ne ospita 960. Il più alto tasso di sovraffollamento d’Italia - spiega il segretario Minimo Sardelli, cofirmatario della missiva con Giovanni D’Arcangelo - Gli agenti al lavoro sono 170 su circa 400 previsti per un carcere di primo livello, e costretti a muoversi in una struttura enorme, compreso il nuovo padiglione “Jonio” che dista dal padiglione centrale di quasi 200 metri. Ci sono 5 educatori su 8 previsti. Quindi pochi anche se i reclusi fossero in numero regolamentare, figuriamoci così.

Per non parlare del personale medico e socio sanitario messo a disposizione della Asl, ampiamente sottodimensionato per quasi mille detenuti tra i quali spicca un altissimo tasso di tossicodipendenti. Di notte ci sono solo 7 o 8 agenti a controllare tutto. E i poliziotti, il cui contratto nazionale prevede 6 ore al giorno, sistematicamente ne lavorano 8. A cui si aggiungono altri straordinari, con il risultato che gli agenti vivono la loro vita all’interno della struttura. E infatti abbiamo un altissimo tasso di assenze per malattia, perché di questa vita ci si ammala”.

Grazie alla sorveglianza dinamica, spiega ancora Sardelli, l’alto numero di tentati suicidi non si è tradotto in morti. “Ma la mancanza di lavoro e di altre attività di reinserimento fa sì che i detenuti siano soggetti alle dinamiche tipicamente criminali o mafiose che finiscono col prendere piede. Le aggressioni sono continue”.

In queste condizioni, gli agenti e i detenuti ai quali “è difficile anche assicurare il diritto alla salute fisica e psichica, come ha denunciato in Procura l’associazione Coscioni”, sono testimoni del “tradimento dello Stato perché - aggiunge il segretario generale della Cgil di Taranto, Giovanni D’Arcangelo - in questa condizione è impossibile esercitare la funzione tipica di un carcere, cioè quella di rieducare le persone e reinserirle nella società”. Particolari a cui il sottosegretario Delmastro darà importanza a modo suo.