di Annachiara Valle
Famiglia Cristiana, 9 luglio 2025
Temperature insopportabili e sovraffollamento. Avvocati e magistrati chiedono di intervenire per difendere la salute dei condannati. Un giorno senza cibi solidi per tutelare la dignità di tutti. Un digiuno a staffetta per richiamare l’attenzione sulla situazione insopportabile patita dai detenuti nelle carceri italiane. Dopo la drammatica lettera dei giorni scorsi di Gianni Alemanno, ex ministro dell’Agricoltura dei governi Berlusconi ed ex sindaco di Roma, oggi agli arresti a Rebibbia, che denunciava le precarie condizioni dietro le sbarre, arriva l’iniziativa di avvocati e giudici che, in questo caldo torrido, mettono l’accento su come oggi “in Italia, si marcisce in galera”. Per farlo, dall’8 luglio e fino a metà agosto si alterneranno - e con loro chiunque voglia prendere parte alla proposta - rinunciando per un giorno a tutti i cibi solidi.
“La chiave “è stata buttata via” e con lei i diritti più elementari, a cominciare da quello alla salute”, scrivono l’avvocato Valentina Alberta e il magistrato Stefano Celli. “Per questo vogliamo dare un segno e provare a partecipare, un giorno ciascuno, a una parte infinitesimale della sofferenza che gli uomini e le donne detenute patiscono. Una sofferenza che non trova alcuna giustificazione o attenuante. Abbiamo organizzato, avvocati e magistrati, un digiuno a staffetta. Chi aderisce rinuncerà per un giorno a tutti i cibi solidi. L’obiettivo è convincere il Parlamento a riesaminare urgentemente il disegno di legge Giachetti per l’allargamento temporaneo della liberazione anticipata. Non è la panacea, ma almeno costituisce uno strumento per superare l’illegalità del sovraffollamento e lenire nell’immediato le sofferenze gratuite e insensate che vengono inflitte ai detenuti, senza intaccare i principi generali e neppure la funzione della pena”. Per partecipare all’iniziativa ed essere inseriti nel calendario che è già molto fitto, bisogna inviare una mail a











