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di Gioele Urso

lospiffero.com, 7 agosto 2025

Niente carcere se non c’è posto. Un po’ come succede nelle scuole, in albergo o al cinema. Se si è raggiunto il limite di capienza si sta fuori. A proporre di introdurre il numero chiuso nelle carceri italiane è Europa Radicale che, da una parte, rispolvera la proposta “pannelliana” dell’amnistia e, dall’altra, chiede al Governo di approvare la proposta di legge depositata in Parlamento da Riccardo Magi, di +Europa: ispirandosi al modello britannico, introduce il principio che se il limite di capienza è stato raggiunto, chi dovrebbe entrare rimane fuori. 

Situazione esplosiva - Quella delle carceri italiane è una situazione esplosiva. I numeri dicono che all’interno degli istituti penitenziari del Paese ci sono 62.000 detenuti, ma di questi circa 12.000 sono in esubero perché la capienza massima è di poco più di 50.000 posti. Sovraffollamento cronico che coinvolge anche il carcere Lorusso e Cutugno: “A Torino ci sono circa 1.456 detenuti a fronte di 1.117 posti di capienza”, racconta Igor Boni di Europa Radicale, “Il record negativo italiano è di Milano e Foggia che segnano un più 200% di sovraffollamento. Però a Torino, come denunciano anche gli agenti di polizia penitenziaria, la situazione è esplosiva. In un solo anno ci sono stati 22 episodi di violenza nei confronti degli agenti, con 31 agenti feriti. Questo, insieme ai 50 suicidi di tutta Italia, è la punta di un iceberg sul quale bisogna fare attenzione”.

Carceri a numero chiuso - Sovraffollamento che come conseguenza sfocia in esasperazione e violenza. Così nasce la proposta di introdurre il numero chiuso nelle carceri italiane: “Significa che se un carcere ha 100 posti non si può fare entrare il detenuto numero 101. Prima devo fare uscire qualcuno e lo posso fare con gli arresti domiciliari, con la liberazione anticipata, con programmi di lavoro, con la comunità. Questo accade in Gran Bretagna”. La proposta è stata presentata, oltre che da Boni, da Silvja Manzi di Europa Radicale e Samuele Moccia della Associazione radicale Adelaide Aglietta.

Amnistia e indulto - Poi c’è l’altro cavallo di battaglia dei radicali italiani, ovvero la proposta dell’amnistia avanzata già da Marco Pannella: “Amnistia e indulto ridurrebbero da un giorno all’altro il sovraffollamento riportando nella legalità la situazione italiana, perché l’Italia è fuori legge rispetto alla situazione carceraria. Sappiamo benissimo che è un provvedimento molto difficile da ottenere da questo Parlamento, ma ce ne sono altri ottenibili”, spiega Boni.

Le altre vie percorribili sono la liberazione anticipata che è già contenuta nella proposta di legge Giachetti-Bernardini che è depositata in Parlamento da molto tempo e della quale lo stesso presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha preso atto. E poi, appunto, il numero chiuso: “Questa proposta è diventata un disegno di legge che Riccardo Magi ha già presentato in Parlamento. Chiediamo che venga discussa e che la maggioranza, che utilizza le carceri spesso per conquistare voti dicendo cose come “buttiamo le chiavi” e “lasciamoli marcire in galera”, di fronte al disastro e al collasso del sistema carcerario la attui”.

“Digiuno per le carceri” - Intanto un’altra azione di protesta e sensibilizzazione per denunciare le condizioni dei detenuti è stata lanciata dall’avvocato torinese Roberto Capra, presidente della Camera penale del Piemonte occidentale ‘Vittorio Chiusano’, che ha annunciato la decisione di digiunare per le carceri. “Digiuno per 50 persone dimenticate e perché non voglio rassegnarmi a vedere ancora diritti violati e dignità calpestate nelle nostre carceri”, ha scritto sui social. Le persone a cui fa riferimento il penalista sono i detenuti che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita. La campagna è stata organizzata dall’avvocato Valentina Alberta e dal magistrato Stefano Celli, che hanno invitato i colleghi a un digiuno a staffetta: chi aderisce rinuncia per un giorno ai cibi solidi. Uno degli obiettivi e sollecitare il Parlamento a prendere in esame, appunto, la proposta di legge Giachetti sulla liberazione anticipata.