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di Andrea Bernardini

Avvenire, 13 aprile 2025

Le linee guida sul diritto all’affettività di chi è in carcere, come previsto dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, sono state firmate venerdì dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria facente funzioni Lina Di Domenico e trasmesse a provveditori, direttori e comandanti di reparto degli istituti penitenziari. Le linee guida fissano “una disciplina” sugli incontri intimi tra i detenuti e i loro partner. Saranno concessi “nello stesso numero” dei colloqui visivi fruiti mensilmente e dureranno al massimo due ore. A usufruirne potranno essere soltanto il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona stabilmente convivente, che saranno ispezionati. L’accertamento, demandato al direttore dell’istituto e in alcuni casi all’Autorità giudiziaria, sarà automatico per coloro che già siano stati ammessi ai colloqui visivi o telefonici.

Saranno esclusi da questa possibilità i carcerati sottoposti a 41-bis e 14- bis, quelli che hanno avuto un permesso nell’anno di riferimento, quelli con un’infrazione disciplinare negli ultimi sei mesi e tutti quelli sorpresi con droghe, telefonini o oggetti che possono ferire. Gli incontri avverranno in una camera con un letto e servizi igienici annessi sorvegliata soltanto all’esterno da personale di Polizia penitenziaria.

Napoli, carcere di Poggioreale. In una cella sporca convivono quattro detenuti. Tre coricati, vestiti, sulle loro brandine - gli occhi protesi verso l’alto - paiono rileggere la loro vita. Uno, piegato su un panchetto, cerca le parole giuste da scrivere alla sua famiglia. In un’altra cella un detenuto, nudo, mostra il suo credo: “Odio gli infami. Detesto la legge. Amo combattere”. Non a caso il suo volto è tagliato: l’autore dello scatto ha voluto far parlare soprattutto i tatuaggi. Roma, carcere Regina Coeli. Un detenuto è da ore solo, nella cella destinata a quanti sono in attesa di collocazione definitiva: si avvicina all’unica finestra, per ricevere gli ultimi raggi di sole e incontrare, almeno con lo sguardo, uomini accomunati da egual destino.

Roby, invece, si trova nel pàtio, in compagnia di altri due detenuti. Si solleva da terra tenendo ben stretta una barra: sembra Gesù sulla Croce con a fianco i due ladroni. È una immagine potente, scelta per le locandine della mostra “Prigionieri”, che raccoglie trentatré fotografie scattate tra i corridoi, le celle, gli spazi comuni dei principali istituti penitenziari italiani: con Regina Coeli e Poggioreale, anche l’Ucciardone di Palermo, Bollate (Milano), la Giudecca (Venezia) Capanne (Perugia) la casa circondariale femminile di Rebibbia e la colonia penale di Isili (Sardegna).

L’esposizione sarà visitatile da sabato 12 a martedì 29 aprile a Pisa a Palazzo Toniolo (tutti i giorni dalle ore 16 alle ore 19 e la domenica anche al mattino, dalle ore 10 alle ore 13). Visite guidate ad hoc sono state pensate per le scuole (gli interessati devono prenotarsi scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Promotrice dell’iniziativa: la Fondazione Opera Giuseppe Toniolo. Partner: la Fondazione Pisa, Fondazione Cif, The Wide Factory, Impegno e Futuro. Sarà questa l’occasione per visitare anche la casa a lungo abitata dall’economista e sociologo cattolico, il Beato Giuseppe Toniolo (nato a Treviso il 7 marzo di 180 anni fa) insieme alla moglie Maria Schiratti e alla sua numerosa prole.

Casa divenuta sede di un museo e di una ricca biblioteca. All’ultimo piano del palazzo Toniolo si trova invece Radio Incontro emittente di ispirazione cristiana alla soglia dei suoi primi 50 anni di vita. E proprio Radio Incontro (Fm 107.7) ha realizzato un podcast in undici puntate, che potranno essere ascoltati all’interno della mostra e dove sono raccolte le testimonianze di volontari impegnati nel carcere don Bosco di Pisa.

Hanno offerto il loro contributo: gli operatori locali del progetto “Misericordia Tua” della Caritas diocesana, “Bambino sari tu!”, Casa della donna, Cif comunale, Controluce, L’Altro diritto, Oltre il Muro, Polo penitenziario universitario, Prometeo, Sacchi di Sabbia, San Vincenzo de’ Paoli. Accompagneranno l’evento alcuni incontri di riflessione spirituale nel tempo quaresimale. L’inaugurazione della mostra sarà venerdì 11 aprile alle ore 16 non a Palazzo Toniolo ma nell’auditorium di Palazzo Blu, in occasione di una conferenza pubblica dal titolo “Realtà e sfide del sistema carcerario italiano”.

L’autore degli scatti fotografici è il fotoreporter di fama internazionale Valerio Bispuri, romano, che già in passato - in “Encerrados” - aveva raccontato la vita dei detenuti girando in 74 carceri sudamericane. “Mi sono sempre chiesto - racconta Valerio Bispuri ad Avvenire - come un uomo o una donna, privati, in carcere, delle loro libertà, possano pensare, agire, muoversi. Gli scatti raccontano i detenuti nella loro solitudine: lontani dai loro affetti, divorati dai loro rimorsi, ribelli ad una società che li considera pericolosi per gli altri.

Ma anche nella loro vita comunitaria, in celle pollaio dove non sempre si va d’accordo o dove, al contrario, ci si abbraccia, ci si consola, si gioca, si ride, si soffre insieme”. In tutte le occasioni in cui “mi sono recato in un carcere ho chiesto ed ottenuto di poter stare a lungo con i detenuti. Sono entrato in confidenza con loro. Ho spiegato loro il mio progetto e chiesto loro di comportarsi come se io non ci fossi. Trovando sempre collaborazione”.