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di Serena Riformato

La Stampa, 18 settembre 2024

La Camera conferma tra le polemiche la stretta sulle rivolte: punita anche la “resistenza passiva”. Due suicidi in carcere nell’arco di poche ore. E 1. 529 tentativi di suicidio dall’inizio dell’anno: vale a dire quasi sei episodi ogni giorno. Resta alto l’allarme nei penitenziari italiani. Un cinquantenne italiano, arrestato il 25 agosto scorso per maltrattamenti in famiglia, all’alba di ieri è stato trovato impiccato dagli agenti di polizia penitenziaria nella sua cella del carcere romano di Regina Coeli: si tratta del terzo episodio dall’inizio dell’anno nel carcere romano. Il secondo caso nell’istituto avellinese di Ariano Irpino.

Era un trafficante di migranti il detenuto di nazionalità nigeriana che ieri si è tolto la vita. Lunedì aveva dato fuoco agli arredi della stanza e poi aveva ferito alcuni agenti accorsi per fermarlo ed evitare ulteriori incidenti. Si è impiccato utilizzando un lenzuolo all’interno della camera di sicurezza dove era stato trasferito. Quanti sono i detenuti che si sono suicidati in carcere nel 2024? Per il Garante nazionale delle persone private della libertà sono 67 (già 19 in più rispetto allo scorso anno), un numero diverso rispetto alla conta delle morti in cella portata avanti dai sindacati del settore della penitenziaria, secondo cui a togliersi la vita dall’inizio dell’anno sono stati 72 detenuti.

Questo perché su alcuni di questi episodi le indagini degli inquirenti non si sono ancora concluse. Resta il nodo del sovraffollamento degli istituti di pena italiani, che ormai ha raggiunto e superato quota 130%. E quanto emerge dai dati del report del Garante nazionale per le persone private della libertà personale. Al 16 settembre, a fronte di 46.929 posti disponibili, nelle prigioni italiane sono presenti 61.840 detenuti. Intanto l’aula della Camera conferma la stretta sugli autori di aggressioni al personale sanitario e di chi partecipa a rivolte in carcere anche solo mediante “resistenza passiva”: in questi casi la pena va dai due agli otto anni di reclusione.

Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, attacca le nuove norme: “Con il reato di rivolta in carcere, la maggioranza sta introducendo l’ennesima follia. La cosa più grave - spiega - è che in questo modo si equipara chi manifesta la propria opposizione a una violazione di diritti fondamentali, scegliendo la via nonviolenta, a chi compie un’aggressione nei confronti di un agente penitenziario, parificandolo sostanzialmente ai delitti di mafia e di terrorismo”.