di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 agosto 2026
Situazioni “fuori controllo” in almeno 5 regioni e diversi istituti. Condizioni al limite della sopravvivenza: caldo oltre i 40 gradi e sovraffollamento record dal 2013, tra leggi bandiera e promesse tradite. Se perfino il Papa è costretto a cercare rifugio dall’anomala ondata di calore che attanaglia l’Italia, figuriamoci come possa sentirsi in questi giorni chi è ristretto in carcere, dove la temperatura spesso supera i 40 gradi. “Condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record”, registra il rapporto di metà anno 2026 presentato ieri dall’Associazione Antigone.
In sintesi: celle saturate ai livelli record registrati solo nel 2013, anno in cui l’Italia venne sanzionata con la condanna Torreggiani della Corte europea dei diritti dell’uomo; scarsità cronica di ventilatori e frigoriferi ammessi dal Dap solo negli spazi comuni; finestre schermate che bloccano il passaggio dell’aria e a volte perfino mancanza di acqua corrente in alcune ore della giornata. Oltre il 60% dei detenuti costretto a “custodia chiusa”, anche per la carenza di polizia penitenziaria che ha raggiunto il 15,39% rispetto alla pianta organica. Infestazioni di insetti e roditori. Sedativi e ipnotici assunti regolarmente dal 46% dei reclusi; 40 suicidi dall’inizio dell’anno, “la più giovane una ragazza di appena 21 anni, il più anziano un uomo di 73”.
Quest’anno, più che mai, il fermo immagine estivo catturato da Antigone nei luoghi di detenzione ci dice a quale basso grado di civiltà sia sprofondato il nostro Paese. E, ad un mese esatto dall’allarme lanciato dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, che aveva chiesto agli Stati membri interventi urgenti per ridurre l’impatto del cambiamento climatico sulle vite dei detenuti e dei lavoratori penitenziari, il governo Meloni non ha mosso un dito.
Prima di tutto i numeri, “in continua crescita”: al 28 luglio 2026, “si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili”, con un tasso di affollamento reale al 139,7%. Che in cinque regioni supera il 150%. Situazioni “fuori controllo” in Puglia, dove in spazi da cento posti vivono mediamente 180,4 detenuti. Segue il Molise con 165,9% di affollamento, la Basilicata (162,5%) e la Lombardia (157,9%). Vi sono poi singoli istituti dove non si era mai arrivati a tanto: a Lucca sovraffollamento al 256,8%, a Milano San Vittore al 223,6%, e così via fino a Brescia Canton Monbello, dove in stanzoni da 12 posti c’è un solo bagno e il tasso di folla è al 202,7%. Posti ricavati con letti a castello e perfino “con brandine pieghevoli posizionate direttamente nei corridoi per consentire il movimento all’interno delle celle”. “Inoltre, nelle 72 visite effettuate da Antigone negli ultimi dodici mesi, è emerso che nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 mq a persona”, si legge nel rapporto che, a testimonianza di questa situazione, riporta “i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024”.
Condizioni che se d’inverno sono configurabili come trattamenti disumani, in estate diventano “un’esperienza al limite della sopravvivenza”. Spiega Antigone che negli ultimi anni si è tornati indietro rispetto al regime delle “celle aperte” e della “sorveglianza dinamica”, modelli illuminati storicamente applicati nei Paesi del nord Europa ma anche nei circuiti a bassa sicurezza degli Usa e nel Regno unito. Su pressione dei sindacati, invece, oltre il 60% della popolazione carceraria è chiuso in cella per la maggior parte del tempo. E a volte i detenuti rinunciano anche all’ora d’aria perché, in pieno sole, i cortili sono più roventi delle stanze. Manca il personale sanitario mentre abbondano gli psicofarmaci: “il 9,3% delle persone detenute presenta diagnosi psichiatriche gravi, il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi ed il 46% ricorre a sedativi o ipnotici”.
Dal Decreto Rave del 2022 all’ultimo dl sicurezza, Antigone ha individuato almeno dieci provvedimenti basati su un populismo penale che risponde “sistematicamente agli eventi di cronaca con una logica emergenziale”, moltiplica le fattispecie di reato e intensifica l’uso della custodia cautelare. Con un impatto evidente perfino sugli Ipm, dove le presenze sono “aumentate del 50% con l’applicazione del decreto Caivano” e hanno raggiunto oggi il picco di 572 ragazzi detenuti. Mentre i giovani complessivamente in carico alla giustizia minorile sono aumentati del 26%: “Dai 14.151 nell’ottobre 2022, ai 17.833 di oggi”. “Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative, calate addirittura del 7% nel primo semestre 2026, sono state completamente disattese - riassume il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella - la recidiva è oltre il 60% e l’edilizia penitenziaria resta uno slogan privo di riscontro. Il governo Meloni sta trasformando così le nostre carceri in polveriere”.









