di Francesca Scopelliti*
L’Unità, 9 maggio 2026
Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, saremo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale Marco ha vissuto fino all’ultimo. Nella stessa giornata, nel 38° Anniversario della sua scomparsa, ricorderemo anche Enzo Tortora, vittima di un sistema di giustizia medievale. Anche se il 18 e il 19 maggio ne ricordiamo i tristi anniversari, Enzo Tortora e Marco Pannella non appartengono al passato: sono figure che continuano a vivere nel presente e nel futuro civile e politico dell’Italia, incarnando valori che restano attuali e necessari.
Si raccontano e vivono delle loro battaglie politiche più decisive della storia repubblicana: dai diritti civili alla giustizia giusta, alla civiltà delle carceri, dalla laicità dello Stato alla libertà individuale, dalla fame nel mondo al tribunale penale internazionale. Si narrano con la caparbietà di non mollare, di non arrendersi, di usare anche il corpo, Pannella con i digiuni e Tortora con la galera, pur di raggiungere l’obiettivo. “Faccio quel che devo accada quel che può” diceva Marco al suo esercito radicale, e in effetti faceva di tutto perché accadesse quello che lui voleva. Senza risparmiarsi e risparmiare energia anche con l’uso dei media, “sceneggiate” dicevano alcuni, strumento per scuotere le coscienze civili e le istituzioni diceva la verità. Azioni forti, simboliche, impossibile da ignorare: il suo silenzioso primo piano imbavagliato davanti alle telecamere, la maratona oratoria insieme ai compagni radicali durata 24 ore, l’hashish fumato in pubblico. Ma anche la strategia usata per far sì che Enzo Tortora, dimessosi da parlamentare europeo, venisse arrestato con un adeguato colpo di scena.
Marco ed Enzo, la strana coppia: radicale uno, liberale l’altro. Genio e sregolatezza uno, talento e disciplina l’altro, il quale dopo la vicenda giudiziaria disse “sono liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito”. E il loro sodalizio ha lasciato un segno indelebile, portando alla ribalta la necessità di riforme irrinunciabili sul diritto alla vita e la vita del diritto.
La dignità contro l’ingiustizia. Enzo Tortora è diventato un simbolo della lotta contro gli errori giudiziari e gli abusi del potere. La sua vicenda - arrestato ingiustamente nel 1983 con pesanti accuse che si rivelarono poi completamente infondate - è una ferita ancora aperta nella coscienza collettiva. La sua reazione fu un esempio di coraggio morale e fiducia nella giustizia, anche quando tutto sembrava perduto. Tortora non rispose con odio, ma con una dignità che lo ha reso immortale, più di qualsiasi assoluzione formale. Oggi, la sua storia continua a parlare alle nuove generazioni quando si discute di garanzie processuali, libertà individuali e responsabilità dei media. In un’epoca in cui la presunzione di colpevolezza domina spesso il dibattito pubblico, la sua figura resta una bussola etica e civile. E Dio solo sa quanto sia mancato nell’ultima campagna referendaria per la separazione delle carriere nella magistratura.
La passione come politica: Marco Pannella ha segnato la storia italiana con una visione della politica come strumento di libertà, non di potere. Le sue battaglie - dal divorzio all’aborto, dai diritti civili al garantismo, fino alla fame nel mondo e alle carceri - non hanno mai avuto confini ideologici. Pannella rappresenta l’idea che la disobbedienza civile e la nonviolenza siano forme di amore politico, strumenti per migliorare la condizione umana. Il suo lascito vive oggi in ogni discussione sulla libertà individuale, la laicità dello Stato, la trasparenza e la giustizia giusta. La sua voce, profetica e instancabile, continua a riecheggiare in chi non accetta che la politica si riduca a gestione del potere o consenso facile. E Dio solo sa quanto sia mancato nell’ultima campagna referendaria per la divisione delle carriere nella magistratura.
In questi giorni siamo stati colpiti dalla morte di un grande campione, nello sport ma ancor più nella vita, Alex Zanardi: un uomo che non si è mai arreso davanti a nulla, nemmeno a quel tragico incidente di Formula 1 in cui perse le gambe ma non la voglia di mettersi alla prova e confermarsi campione con quattro ori paraolimpici nella disciplina della handbike. Dalla cronaca sportiva, Zanardi è diventato letteralmente un simbolo. Così come Tortora e Pannella, diventati più “grandi della loro vita biologica”, due “immortali” della coscienza civile perché le loro lotte non si sono concluse con la loro vita. Hanno indicato un modo diverso di intendere la cittadinanza: il dovere di dubitare, di non obbedire ciecamente, di difendere anche chi è debole, solo o accusato. Il loro coraggio e la loro radicalità etica non descrivono un passato da commemorare, ma un presente da vivere e un futuro da costruire. In un Paese spesso smemorato, farli vivere significa scegliere di non dimenticare la libertà, la giustizia e la verità, perché solo così la democrazia rimane viva. Proprio come Marco e Enzo.
*Presidente Fondazione per la giustizia giusta Enzo Tortora











