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di Walter Medolla

Corriere della Sera, 1 giugno 2024

L’iniziativa “Sogni che meritano di volare” per gli 800 anni dell’Università Federico II di Napoli. Sedici borse di studio per giovani promettenti che provengono da Paesi poveri o in guerra. “Avere un futuro” è la risposta che tutte le persone migranti, costrette ad andare via dai propri Paesi di origine, ti danno quando chiedi loro un “perché”. Perché sei scappato, lasciando a casa genitori, figli e compagni? Perché hai rischiato di morire attraversando il deserto a piedi e imbarcandoti su un gommone attraversando il Mediterraneo? Perché hai affrontato senza certezze un viaggio passando per mezza Europa? La risposta è quella, disarmante nella sua semplicità: per vivere liberamente e non smettere di pensare al proprio futuro.

Proprio come hanno fatto i giovani provenienti da Afghanistan, Guinea, Iran, Mali, Nigeria, Senegal, Sudan e Ucraina arrivati a Napoli per costruirsi un futuro e che alle pendici del Vesuvio hanno avuto un’opportunità vedendosi assegnare una borsa di studio per coltivare il proprio progetto di vita. Lo hanno fatto grazie a “Sogni che meritano di volare”, l’iniziativa nata per celebrare gli 800 anni dell’Università Federico II, la più antica università pubblica del mondo, con lo scopo di offrire un sostegno tangibile a studenti meritevoli provenienti da Paesi in guerra, travolti da carestie o sottoposti a gravi limitazioni dei diritti economici, civili e politici.

Per l’anno accademico 2024/2025 sono stati 16 gli studenti assegnatari delle borse di studio finanziate da Gesac, la società degli aeroporti di Napoli e Salerno, selezionati da una commissione - composta da un delegato della Federico II, dal segretario generale della Comunità di S. Egidio a Napoli e da un rappresentante di Gesac. Criteri di valutazione sono stati, oltre all’effettiva e documentata situazione di bisogno, la ferma motivazione a proseguire gli studi, il certificato di immatricolazione alla Federico II con gli eventuali esami sostenuti, il percorso formativo e professionale, anche nei Paesi di origine, nonché il livello di conoscenza della lingua italiana, veicolo fondamentale per la prosecuzione degli studi e l’inserimento nel contesto accademico e sociale. Così come si è tenuto conto della partecipazione a progetti di volontariato e ad attività che evidenziano il contributo significativo dei giovani stranieri alla costruzione di una rete di solidarietà.

“Grazie alle borse di studio - spiega Roberto Barbieri, amministratore delegato di Gesac, Società di gestione degli aeroporti di Napoli e Salerno - offriamo l’opportunità a giovani provenienti da Paesi in guerra, o sottoposti a gravi limitazioni dei diritti economici, civili e politici, di scrivere un nuovo e migliore futuro in cui valorizzare i propri talenti e portare energie culturali nella nostra società. Mi auguro - è il suo auspicio - che questa sana relazione fra pubblico, privato e Terzo settore diventi un modello d’integrazione ed inclusione per tutte le Università”.