di Marta Serafini
Corriere della Sera, 3 luglio 2025
In aumento il numero degli sfollati a causa dei grandi conflitti mondiali e delle persecuzioni. Una situazione aggravata dalle nuove politiche e dalle instabilità. Nel mondo ci sono 122,1 milioni di persone costrette a scappare dalle proprie case per cercare sicurezza e protezione. Il numero, aggiornato ad aprile 2025, è in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando gli individui in fuga erano 120 milioni. La causa è da ricondurre ai grandi conflitti ancora in corso e alla “continua incapacità della politica di fermare i combattimenti”. Verrebbe da dire che non solo non li ferma ma li genera. E non riesce a gestirne gli effetti.
I conflitti in Sudan, Myanmar e Ucraina continuano a essere i principali motori degli spostamenti, accentuati appunto dall’incapacità della politica di porre fine alle ostilità. L’Unhcr, nella sua nota diramata il 20 giugno in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, sottolinea che: “I continui tagli agli aiuti umanitari rischiano di provocare ulteriori movimenti forzati, anche verso l’Europa e l’Italia. Il numero di persone costrette a fuggire a causa di guerre, violenze e persecuzioni in tutto il mondo è insostenibilmente alto, soprattutto a causa dell’evaporazione dei finanziamenti umanitari”.
Mentre il numero di sfollati è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio, i fondi per l’assistenza umanitaria sono rimasti stagnanti ai livelli del 2015, aggravando la vulnerabilità di rifugiati e sfollati, e mettendo a rischio la protezione di donne, l’istruzione dei bambini e l’accesso a beni primari. Nonostante le sfide, il 2024 ha visto un ritorno a casa per 9,8 milioni di persone, di cui 1,6 milioni rifugiati (il dato più alto in oltre vent’anni) e 8,2 milioni sfollati interni. Tuttavia, molti di questi ritorni sono avvenuti in contesti di instabilità politica o di sicurezza, come nel caso degli afghani costretti a rientrare in condizioni disperate.











