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di Michela Cirillo

La Stampa, 10 marzo 2026

Presentato a Milano con l’obiettivo di individuare i bambini e insieme accompagnarli nel superamento del trauma. Solo dal 2020 a oggi la stima è di 183 casi. Il centro di ascolto per gli orfani speciali di Torino, la prima struttura fisica in Italia dedicata ad accogliere e sostenere bambini e adolescenti rimasti orfani a causa di femminicidio. Sei parole: “Sono solo, non ho più nessuno”, seguite da una porta che si chiude. È questa l’immagine che rappresenta i 40 bambini che ogni anno perdono la propria mamma in un femminicidio, scelta per inaugurare l’Osservatorio nazionale indipendente sugli orfani speciali. Nato nel 2024 per colmare un vuoto, oggi entra nel pieno della sua attività.

“Come se perdessero entrambi i genitori” - Più dell’80% degli omicidi con vittime femminili viene commesso in ambito affettivo o familiare. Nel 2025, 85 delle 97 vittime sono state uccise da un membro della propria famiglia, 62 da un partner o ex partner. L’Osservatorio, presentato a Palazzo Lombardia in un incontro moderato dall’assessora alla Famiglia, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, si concentra sui figli delle donne uccise, che il più delle volte vengono affidati ai parenti materni. A renderli “speciali”, diversi da altri minori che hanno perso i genitori, è il tipo di esperienza vissuta, che porta con sé multipli livelli di trauma: “Sono figlie e figli che hanno vissuto l’uccisione della madre a opera del padre, perdendo di fatto entrambi i genitori - ha spiegato la psicologa Paola Aquaro -. Non diventano vittime nel momento del femminicidio, ma molto prima, a causa del clima di violenza che vivono dentro casa. Insieme alla mamma è come se morisse un pezzo di loro, e al tempo stesso vivono una perdita di identità perché sono figli di un assassino”.

I numeri - Fino a oggi non esistevano delle stime ufficiali che accertassero il numero preciso degli orfani di femminicidio, per questo le ricercatrici Elisa Angius e Camilla Gregorini hanno per la prima volta mappato i bambini che fanno parte di questo fenomeno, unendo i numeri ministeriali a quelli estrapolati dal racconto giornalistico. Dal 2020 ad oggi, sono stati 183 i nuovi orfani. Al momento del delitto, più del 50% non aveva ancora compiuto 7 anni. La ricerca è tra i primi risultati concreti dell’Osservatorio, nato da una triplice necessità: mappare i bambini, agire nell’immediato per accompagnare loro e le famiglie affidatarie lungo il complesso percorso che segue il trauma, e mettere insieme competenze diverse per affrontare il fenomeno da diversi punti di vista. Da qui la sinergia tra Prefettura, Regione, Ordine degli psicologi della Lombardia, fondazione “Bambini nel cuore” e l’associazione “Telefono donna”. “Si tratta di un’esigenza che non è abbastanza nota - ha commentato la viceprefetto di Milano, Sabrina Pane -. Questi bambini ricevono contributi economici, ma non c’è un’adeguata sensibilità sul tema, che è una ferita nella comunità e va combattuta con le adeguate punizioni, ma anche con la prevenzione e la creazione di una cultura del rispetto”. A questo, si aggiungeranno maggiori contributi alle famiglie che li adottano e aiuti volti ad assicurare a questi bambini il diritto allo studio e al lavoro. L’Osservatorio nazionale indipendenti sugli orfani speciali, presentato a Palazzo Lombardia a Milano alla presenza dell’assessora per Famiglia, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini

Le conseguenze dei lutti - Le ricerche svolte in ambito sociologico e psicologico hanno dimostrato che il lutto comporta conseguenze fisiche, come disturbi psicosociali, carenze del sistema immunitario, e scompensi ormonali, come spiegato dal sociologo e direttore scientifico dell’Osservatorio, Fulvio Palmieri: “Chi assiste a una violenza di questo tipo avrà per sempre una deregolazione emotiva, provocata da un rilascio incontrollato di cortisolo, l’ormone che genera ansia. Questo lo penalizzerà a vita, facendolo vivere in uno stato costante di allerta e aumentando lo stress. Serve che tutta la comunità si muova e faccia qualcosa per non abbandonare questi orfani. Altrimenti i bambini soli cresceranno come adulti soli, con effetti che possiamo solo immaginare”.