di Giovanna Casadio
La Repubblica, 10 aprile 2022
Un comitato nato tre settimane fa ha già raccolto 70 mila firme. Leonardo Cecchi, coordinatore dell’iniziativa: “Basterebbero 10-15 milioni di euro in finanziaria per coprire le spese logistiche”. Lo Stato dovrebbe individuare la platea degli aventi diritto attraverso l’Inps.
È nato appena tre settimane fa il comitato per il reddito alimentare. Ha già raccolto 70 mila firme. Perché la fame e la povertà alimentare anche in Italia sono in aumento e una misura di sostegno, al di là del reddito di cittadinanza, ci vuole.
Spiega Leonardo Cecchi, il coordinatore dell’iniziativa, militante e social influencer del Pd, che basta coordinarsi e avere la volontà politica per farlo. È sufficiente un emendamento alla prossima finanziaria, con un costo non particolarmente oneroso - 10 o 15 milioni di euro - che serve a coprire le cosiddette spese logistiche, e le 200 mila tonnellate di sprechi alimentari solo nella Grande distribuzione, possono essere indirizzate a sfamare chi ne ha bisogno.
E ad averne bisogno - in anni critici prima per la pandemia, poi per l’aumento dei prezzi che la guerra della Russia all’Ucraina provoca - sono milioni di famiglie. Il comitato fornisce alcuni dati: 5 milioni e 600 mila persone in povertà, 220 mila tonnellate di generi alimentari buttati via ogni anno solo nei supermercati e negli ipermercati. E quindi - rilancia Cecchi - riordinando il rapporto tra Terzo settore e istituzioni si potrebbero risolvere non pochi problemi.
In concreto lo Stato dovrebbe individuare la platea tramite Inps di tutti quei cittadini e famiglie fragili, i quali potranno aderire al piano del reddito alimentare registrandosi sulla app che consentirà loro di prenotare pacchi alimentari, ovviamente ci saranno cittadini a cui la spesa va consegnata a casa. Sono le associazioni o lo Stato con il servizio civile, i Comuni a farsene carico. I partner logistici vanno individuati. Però mettere insieme i tasselli di questo cambio di passo sia dal punto di vista dello spreco che dell’inclusione, è un obiettivo a breve.
Il contatore della fame del resto andrebbe aggiornato continuamente. Una stima delle 2021, parla di una persona su quattro, tra chi si rivolge alla Caritas, come nuovo povero e il 6% della popolazione adulta ha difficoltà a garantirsi un pasto (dato della Coldiretti). Sempre Cecchi: “Il reddito alimentare è uno strumento di inclusione sociale, non una elemosina. Se do a un cassintegrato un grosso pacco alimentare, faccio in modo che possa liberare una piccola parte del suo reddito”. Alcuni esperimenti locali si stanno mettendo in movimento, ad esempio in Umbria con una mozione ad hoc presentata dal segretario del Pd, Tommaso Bori.
La questione della povertà alimentare non si può ignorare. “Se i prezzi della la spesa per il cibo aumenteranno in una famiglia fino a 300 o 400 euro in più all’anno, non si può non affrontare il problema”, spiega Susanna Cenni, la responsabile Agricoltura dem. Per il Pd in programma anche un coordinamento con il Banco Alimentare da parte dei circoli. Sarà il responsabile organizzazione, Stefano Vaccari a occuparsene. “La rete dei nostri circoli potrebbe periodicamente collaborare con le associazioni impegnate nella raccolta alimentare, creando rapporti con i gruppi di realtà impegnate nelle mense pubbliche e negli aiuti alimentari”, annuncia Cenni.











