di Angelo Agrippa
Corriere del Mezzogiorno, 11 novembre 2022
Aumenta il popolo dei Neet, il dato più allarmante è quello sulle donne. Se l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di Neet, vale a dire di giovani dai 15 ai 34 anni che non lavorano, non studiano e non si formano (nel 2020 più di 3 milioni, con una prevalenza femminile di 1,7 milioni) le regioni del Mezzogiorno sono quelle che presentano la percentuale più elevata di esponenti delle nuove generazioni bloccati ai nastri di partenza.
Infatti, l’incidenza dei Neet raddoppia nel Sud rispetto al Nord. È maggiore tra le donne, nelle due fasce d’età dei 25-29 anni (30,7%) e 30-34 anni (30,4%). E più si cresce con l’età, più aumenta la loro quota. La regione d’Italia con la più significativa presenza di Neet è la Sicilia, con il 41,1%. Subito dopo c’è la Calabria, con il 39,9 e quindi la Campania, con il 38,1%. Un quadro preoccupante, insidiato da disuguaglianze territoriali, di genere e di cittadinanza che Action-Aid e Cgil hanno analizzato nel Rapporto Neet tra disuguaglianze e divari. Alla ricerca di nuove politiche pubbliche.
Alla presentazione a Roma hanno preso parte Chiara Saraceno, sociologa e honorary fellow al Collegio Carlo Alberto; Giustina Orientale Caputo, docente dell’Università Federico II di Napoli; Alessandro Rosina, docente dell’Università Cattolica di Milano e Cristina Tajani, presidente e ad Anpal servizi spa; Marco De Giorgi, capo dipartimento Politiche giovanili e Raffaele Tangorra, commissario straordinario Anpal.
Dunque, è nel Sud Italia che permane la più alta presenza di giovani condannati all’immobilismo: sono il 39% rispetto al 23% del Centro Italia, al 20% del Nord-Ovest e al 18% del Nord-Est. Ma il dato complessivo italiano supera l’incidenza media dei Neet sulla popolazione giovanile in Europa nel 2020 che resta al 15%. Ai primi posti, come detto, ci sono tutte le regioni del Sud, con quote molto alte per Sicilia, Calabria e Campania. Per il Centro Italia, il Lazio ha la più alta incidenza con circa il 25,1%. La prima regione del Nord per incidenza dei Neet è la Liguria (21,1%), che è anche la più anziana del paese, ed a seguire il Piemonte (20,5%) e la Valle d’Aosta (19,6%).
I Neet sono per il 56% donne e la prevalenza femminile resta invariata negli anni: un trend che conferma come per una donna sia molto più difficile affrancarsi da questa condizione. Le disuguaglianze di genere si riproducono anche osservando i ruoli in famiglia dei Neet: il 26% sono genitori e vivono fuori dal nucleo familiare di origine; tra questi c’è un’ampia differenza tra donne e uomini che vede un 23% di madri Neet rispetto ad un 3% di padri Neet. La più alta percentuale di giovani Neet donne pari al 27% sul totale della popolazione Neet si concentra tra le persone inattive che non cercano e non sono disponibili; il 20% delle Neet sul totale della popolazione dei Neet italiani sono madri inattive.
“La motivazione all’inattività - è stato specificato - è spesso legata alla disparità di genere nei carichi di cura che impediscono o suggeriscono alle donne di rimanere fuori o uscire dal mercato del lavoro. I Neet italiani sono per la maggior parte inattivi, persone che, scoraggiate, hanno smesso di cercare lavoro: il 66% del totale, quindi 2 su 3, e tra questi circa il 20% non cerca ma è disponibile. C’è una tendenza ad essere inattivi soprattutto tra i diplomati (32%) o con un titolo di studio minore (16%). Rispetto ai disoccupati (coloro che cercano regolarmente un lavoro) il dato preoccupante è relativo al tempo: il 36,3% dei disoccupati è in cerca di un lavoro da più di un anno. Quasi 1 su 2 ha avuto precedenti esperienze lavorative e tra questi il 54,3% è donna”.










