di Anna Lisa Antonucci
L’Osservatore Romano, 21 febbraio 2026
In dieci anni il sistema penitenziario italiano sembra molto cambiato, e non in meglio. I numeri relativi al decennio 2015-2025 evidenziano un quadro complesso e in parte paradossale: sono diminuite le persone che entrano in carcere, sono meno i reati commessi nel paese, ma le celle in Italia sono sempre più piene. A spiegare come questo sia possibile è Stefano Anastasia, professore associato di filosofia del diritto presso Unitelma Sapienza, tra i fondatori dell’associazione Antigone, che si batte per i diritti in carcere, e Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale per la Regione Lazio.
“Il paradosso - dice Anastasia - è che in presenza di una criminalità in calo e di ingressi in diminuzione, la popolazione detenuta per effetto dell’inasprimento sanzionatorio e della maggiore durata delle pene continua a crescere”. “In altri termini - aggiunge - in carcere si entra meno, ma si resta più a lungo, in un contesto in cui i reati più duramente puniti, quelli contro il patrimonio e quelli legati alla violenza di genere, costituiscono i fenomeni che destano il maggiore allarme sociale”.
L’analisi dei dati, che arrivano dai ministeri della Giustizia e dell’Interno, rileva che dal 2015 al 2025, il numero dei detenuti presenti è passato da circa 52.000 a oltre 63.000 unità, mentre gli ingressi in carcere sono progressivamente diminuiti, passando da oltre 54.00o nel 2015 a poco più di 48.000 nel 2024-2025. Nello stesso periodo, i tassi di delittuosità (reati ogni 100mila abitanti) hanno seguito una tendenza decrescente: complessivamente la riduzione delle denunce è stata del 9%, con una contrazione addirittura più intensa di rapine (-16%) e omicidi consumati o tentati (-13%). in dieci anni ad aumentare, secondo l’analisi del Garante, sono stati infatti i condannati per reati contro il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti, che si confermano tra i settori più “attenzionati” dal punto di vista normativo e giudiziario.
Quasi l’80% dei 46 mila detenuti con condanna definitiva è imputato per reati contro il patrimonio (furti, rapine, danneggiamenti aggravati); il 59% per reati contro la persona, inclusi maltrattamenti, violenze e lesioni e il 46% per reati connessi alla normativa sugli stupefacenti. Secondo Anastasia, dunque, la tendenza all’aumento del numero complessivo dei detenuti è in gran parte connessa agli indirizzi legislativi adottati nel decennio per rispondere ai fenomeni che destano allarme sociale.
“Questa combinazione di fattori - sottolinea - ha determinato un progressivo incremento delle pene previste e delle condizioni che ostacolano l’accesso alle misure alternative per un ampio numero di reati. Solo per fare qualche esempio: per il furto in abitazione, la pena è passata da 3 a 5 anni, e il massimo fino a 12 anni; per il furto aggravato, le pene sono aumentate fino a 9 anni e per rapina e rapina impropria le pene minime sono state innalzate da 3 a 5 anni e il massimo fino a 12, accentuando così la durata effettiva della detenzione per tali reati”.
Anastasia ricorda, inoltre, che in materia di stupefacenti il decreto Caivano del 2023 ha introdotto l’arresto in flagranza per spaccio lieve, e inasprito le sanzioni per la non occasionalità dello spaccio di stupefacenti “rendendo anche più difficile l’accesso a pene miti”. “Il quadro che emerge - insiste Anastasia - è quindi quello di un sistema penitenziario che, pur in presenza di una criminalità in calo e di ingressi in diminuzione, vede crescere la popolazione detenuta per effetto dell’inasprimento sanzionatorio e della maggiore durata delle pene”.
Tutto ciò favorisce il sovraffollamento fatto di 63.734 detenuti, presenti nelle carceri italiane al 31 dicembre scorso, a fronte di 46.063 posti effettivamente disponibili con un tasso di presenze del 138,4% e situazioni disumane come quelle che si registrano in Lombardia dove il rapporto è di 9.000 presenti per circa 6.100 posti effettivamente disponibili. Da qui casi estremi come quello di San Vittore con un sovraffollamento del 233%.










