di Victor Castaldi
Il Dubbio, 22 agosto 2020
L'annuncio dopo quasi 10 anni di guerra. Dopo quasi un decennio di conflitti settari e di totale instabilità politica la Libia sembra di fronte a una concreta svolta di pace, mai così vicina come ora. Il presidente del Governo di accordo nazionale libico (Gna) di Tripoli, Fayez al Serraj, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno infatti dichiarato un cessate il fuoco su tutto il territorio libico e contemporaneamente annunciato il rilancio di processo politico che porterà a elezioni legislative e presidenziali il prossimo marzo. Nessuno poteva immaginare nelle scorse settimane una simile de- escalation in un Paese si è continuato a combattere anche durante il Covid.
I due fronti, finora in aperta guerra, lo hanno reso pubblico in simultanea con dichiarazioni separate. "Alla luce della situazione attuale del Paese, il presidente del Governo di accordo nazionale ha dato ordine a tutte le forze armate di interrompere immediatamente i combattimenti e di conseguenza rendere le città di Sirte e Giufra zone senza armi", si legge nella nota del governo di Tripoli.
"L'intento ultimo è riportare la sovranità del Paese e mandare via forze straniere e mercenari", ha aggiunto. Il consiglio presidenziale chiede inoltre di "riprendere la produzione e l'esportazione di petrolio e destinare i proventi a un conto della Banca estera libica da cui si potrà attingere solo dopo un accordo politico completo sulla scia dei risultati della conferenza di Berlino e in piena trasparenza". Infine, Serraj ha annunciato il suo invito a "elezioni legislative e presidenziali nel prossimo mese di marzo su una base costituzionale su cui siano d'accordo tutti i libici".
Dalla Cirenaica invece è arrivata la benedizione di Saleh, ritenuto braccio politico e burocratico del maresciallo Khalifa Haftar, l'uomo forte della regione sostenuto da Egitto e Francia. "Il presidente del Parlamento, Aguila Saleh, ha chiesto a tutte le parti un cessate il fuoco immediato e l'interruzione di tutte le operazioni di combattimento in tutto il Paese", si legge nella nota di Tobruk che esprime l'aspirazione che "la città di Sirte diventi un quartier generale temporaneo del nuovo Consiglio presidenziale, che riunisca tutti i libici e li avvicini".
"Il cessate il fuoco - ha aggiunto-Saleh - sbarra la strada a qualsiasi intervento militare straniero e si conclude con l'allontanamento dei mercenari e lo smantellamento delle milizie, al fine di ottenere il ripristino della piena sovranità nazionale". L'annuncio ha raccolto l'immediato sostiene degli attori internazionali, a partire dalla missione dell'Onu in Libia, Unsmil, che ha chiesto "l'immediata esecuzione delle coraggiose scelte attuate".
Anche l'Italia, che ha sostenuto in maniera costante e attiva gli sforzi dell'Onu nel quadro del processo di Berlino assieme ai principali partner Ue, "accoglie con grande favore i comunicati emessi", "a partire da una immediata cessazione delle ostilità e dalla riattivazione della produzione petrolifera", si legge in una nota diffusa ieri dalla Farnesina.










