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di Cecco Bellosi*

Corriere della Sera, 10 settembre 2024

Il ragazzo appena maggiorenne morto bruciato nella sua cella a San Vittore era stato ospite di comunità per minori in cui si era fatto amare da tutti. Nella notte tra giovedì 5 e venerdì 6 settembre è morto a 18 anni, bruciato in cella a San Vittore, Youssef Barsom, un “nostro” ragazzo. Dico “nostro” non solo perché è stato in comunità minori, ma anche perché abbiamo provato più volte a continuare ad accoglierlo anche quando se ne andava a Milano finendo nei guai che gli hanno fatto varcare la soglia di quell’inferno che è oggi San Vittore. Ci abbiamo provato ad accoglierlo anche a Tirano, dato che Youssef aveva dei problemi importanti di sofferenza psichica, ma la sua ansia di fuga appariva in certi momenti incontenibile. Una fuga nel mondo che è diventata fuga dal mondo.

Era un ragazzo affettuoso e sensibile. Ricordo i suoi abbracci intensi, che chiedevano protezione e tenerezza. E il suo sguardo, pieno di un sorriso malinconico. La sua sofferenza era emotivamente comprensibile, razionalmente imperscrutabile. Youssef è stato uno dei ragazzi a cui abbiamo voluto più bene, un bene autentico, perché nel vederlo perdersi ci sentivamo persi anche noi. Ed è morto a 18 anni, in un carcere bolgia, sovraffollato e pieno di sofferenza mentale.

Trascrivo qui la lettera di addio che idealmente gli ha voluto inviare una delle nostre operatrici: “Youssef ci ha fatto letteralmente impazzire. Eppure, gli abbiamo voluto bene, tanto bene, un bene autentico, viscerale. I nostri telefoni sono intasati di sue foto, perché amava farsi i selfi, questa che vi allego invece gliel’ho fatta io, un giorno nella sua Milano, la città che ha accolto la sua stranezza e la città che lo ha risucchiato fino alla morte. Quante volte ha sfidato la morte? Troppe... ma questa volta forse l’ha cercata perché si era arreso. Eppure, io lo voglio ricordare così come in questa foto, in tutta la sua vitalità, e nella sua esuberanza. Ciao Youssy. Alicia (come tu mi chiamavi)”. Il dolore che chi l’ha conosciuto sta provando è pari all’affetto che abbiamo provato e proviamo per lui, ma soprattutto all’affetto che lui ci ha donato.

*Comunità “Il Gabbiano”