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di Vanessa Pallucchi*

Corriere della Sera, 23 marzo 2022

Accoglienza e integrazione, riconosciuto il ruolo del Terzo settore Gli Enti avranno affidamenti diretti per gestire gli arrivi e i servizi Prossimo passaggio, un dialogo costante con le istituzioni dei territori Il tema dei minori non accompagnati: vigilare per evitare il “mercato”.

Sin dai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina il Terzo settore italiano si è mobilitato per l’emergenza umanitaria determinata dal conflitto. Sono moltissime le organizzazioni che hanno portato aiuti e hanno risposto ai bisogni della popolazione, non solo attraverso la raccolta di materiali e beni di prima necessità o assistenza sanitaria e sostegno psicologico, ma anche organizzando la prima accoglienza al confine o quella in Italia.

La prima preoccupazione del Forum del Terzo settore è stata quella di mettere in rete le diverse organizzazioni, perché bisogno e disponibilità di accoglienza riuscissero a incontrarsi più velocemente, e le associazioni attivassero relazioni integrate fra di loro in modo da risultare ancora più incisive, efficienti ed efficaci. La sfida che abbiamo di fronte è quella di mettere in piedi un sistema di accoglienza e di integrazione di queste persone, un sistema che sia davvero all’altezza della grande emergenza umanitaria che stiamo vivendo.

Questo richiede azioni urgenti da intraprendere. Dobbiamo dare risposte tempestive a chi è nei territori dove è in atto il conflitto e nelle zone limitrofe, e dobbiamo organizzare al meglio l’accoglienza diffusa qui in Italia. Ci sono bambini e famiglie, minorenni non accompagnati, persone fragili, con disabilità, malati da ospedalizzare, anziani, tutti da proteggere: dunque, per tutti loro vanno definite chiare e precise linee guida e cornici giuridiche nelle quali potersi muovere per garantire il rispetto dei diritti e la tutela della dignità in ogni servizio garantito.

L’emergenza più grande è probabilmente quella dei minori non accompagnati, tanto che il ministero dell’Interno, con la Protezione civile, ha deciso di nominare solo per loro un commissario delegato, il prefetto Francesca Ferrandino. Questi minori arrivano in Italia con un tutore, non possono essere dati in adozione, e non devono essere separati dai loro compagni: i bambini di uno stesso orfanotrofio devono poter rimanere insieme.

Dobbiamo quindi pensare a una deroga alle attuali norme sulla capacità di accoglienza delle comunità per minori, e a realizzare nuovi posti per l’accoglienza. In generale, è necessario attivare convenzioni dirette con le nostre reti, avere indicazioni e protocolli ben definiti e condivisi da tutti, a garanzia di interventi che siano trasparenti e di qualità. Quindi, assicurare il coordinamento e la messa a sistema delle iniziative in corso, garantendo una forte connessione tra le istituzioni a vario livello. Riconoscere il Forum del Terzo settore e le altre reti nazionali impegnate sul tema quali parti integranti di questo sistema di accoglienza e integrazione ci permette di valorizzare tutti gli interventi e metterli al servizio dell’interesse generale.

Rientra in questa ottica l’attivazione dell’atteso tavolo di concertazione con il Ministero del Lavoro e con la Protezione Civile, e ora il conferimento agli Enti del Terzo settore di un ruolo di intermediazione per l’accoglienza diffusa nelle famiglie, in virtù della loro presenza capillare sui territori e delle loro competenze. Per poter svolgere nel modo migliore questo compito gli Enti hanno bisogno di procedure chiare e risorse certe a disposizione.

Soprattutto, il Terzo settore chiede l’avvio di un dialogo costante con le istituzioni sui territori: un dialogo che passa, a nostro giudizio, dall’attivazione di tavoli di coprogrammazione e coprogettazione, con l’obiettivo di modulare nel tempo, secondo gli effettivi bisogni che emergeranno, gli interventi necessari al compimento del percorso di accoglienza e integrazione. Riteniamo infatti che il tema della corretta integrazione di chi arriva sia decisivo.

In un Paese come il nostro, provato non dalla guerra ma da due anni di emergenza sanitaria e dalle sue conseguenze economiche e sociali, salvaguardare la coesione sociale è imprescindibile. Dobbiamo dunque dare dignità e sostegno a chi arriva, dai bambini che dovranno avere un modello di facilitazione linguistica per potersi inserire nelle scuole all’attivazione di servizi di vario tipo e le coperture sanitarie. Non possiamo dimenticare, infatti, che ci troviamo ancora in una situazione complessa dal punto di vista sanitario, sebbene lo stato di emergenza Covid si stia avviando a conclusione. *Portavoce Forum Terzo settore