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di Annachiara Valle

Famiglia Cristiana, 28 luglio 2022

Gli incontri che portarono alla Legge Gozzini. Il religioso animò con David Maria Turoldo un ciclo di riunioni tra genitori dei terroristi e magistrati. Da quei dibattiti nacquero le pene alternative per i detenuti. contatti più stretti erano con i terroristi di Prima linea.

Alla Badia fiesolana, vicino Firenze, padre Ernesto Balducci incontrava i loro genitori. Tutto era cominciato, come lui stesso ricordava in una lettera riservata all’allora ministro della Giustizia Mino Martinazzoli, quando “la madre di una detenuta nelle carceri speciali è venuta da me spinta dal bisogno di una comprensione umana. È bastato che io la accogliessi e l’ascoltassi con sincera attenzione perché nel giro di poche settimane l’intera diaspora dei familiari di detenuti per terrorismo convogliasse su di me le sue speranze”.

All’inizio si presentano agli incontri che il venerdì sera il sacerdote tiene alla Badia, poi, sempre più numerosi, si costituiscono in un gruppo a parte che si incontra una volta al mese. Alle riunioni partecipano, oltre ai familiari, anche magistrati, uomini di cultura, persone impegnate nel sociale e nella politica. All’inizio c’è una certa perplessità sull’aprire un dialogo con chi è in carcere. I più rigidi sono i giudici Gian Paolo Meucci, Mario Gozzini e Alessandro Margara, che saranno poi, invece, fautori delle leggi sui pentiti e sulla dissociazione.

In una delle sue ultime interviste Margara, che all’epoca presiede il tribunale di sorveglianza di Firenze, ci disse che “quei ragazzi, per i quali le madri chiedevano aiuto, non erano nostri amici, anzi. Nel momento in cui nel carcere si cercava di trovare una misura di diritto le loro azioni avevano buttato tutto all’aria. Avevano quasi costretto le istituzioni ad applicare rigidamente tutto, senza spiragli. E, in quel regime d’emergenza - nel quale non ci furono leggi speciali, ma furono applicate in modo speciale le leggi esistenti - sono successe cose gravissime. Negli istituti di massima sicurezza di allora avvenivano cose truci: omicidi, ferocie estreme”.

Per questo Balducci tornava a scrivere a Martinazzoli elencando le ingiustizie e raccomandando: “La prego di prenderne atto con quel senso di responsabilità che tutti le riconoscono. Glielo chiedo come cittadino, ma anche come cristiano inorridito dinanzi a forme di pena che lei ha giustamente definito “inutilmente brutali”.

In quegli anni, raccontava Margara, “quello che successe fu il peggio che si poteva vedere. Le carceri speciali sono state una cosa abbastanza vergognosa. Nel quadro d’insieme Balducci coglieva questo aspetto e insisteva perché trovassimo dei modi per intervenire anche a livello legislativo. Sull’onda di quelle discussioni e di vari ragionamenti il gruppo vinse le perplessità dell’inizio e fu poi un vero laboratorio per la legge Gozzini e per quella sui dissociati del 1986. Piano piano il sacerdote sciolse anche le nostre rigidità”.

Con padre David Maria Turoldo, suo grande amico, Balducci promuove un movimento di opinione contro le leggi speciali e il carcere duro che definì “una violazione anche formale della Costituzione”. E avvia un processo che porterà molti ex terroristi a ripensare alle proprie posizioni e a ripudiare la lotta armata.