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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 24 ottobre 2026

Walter Massa (Arci): “Nel mirino c’è il diritto a manifestare e ad associarsi”. A metterli nel mirino è stata la stessa premier Giorgia Meloni, subito dopo l’approvazione dell’ultimo pacchetto sicurezza, il nono dall’inizio della legislatura. “Trovo gravissimo che si pubblicizzi l’assistenza legale gratuita dopo le devastazioni”, ha affermato la premier nel video con cui ha promosso l’ultimo decreto. Il riferimento era a Hub4Defenders, lo strumento di protezione per attivisti promosso da oltre venti associazioni tra cui Arci, Amensty, A Sud, Legal team, Giuristi democratici. Subito dopo gli scontri in piazza Duomo la mail di riferimento del progetto ha preso a circolare sui social, a tutela delle centinaia di giovani e giovanissimi che erano stati trattenuti nella questura milanese, con grande scandalo di Meloni.

“Ci siamo attivati perché ce n’era bisogno”, ha detto ieri in conferenza stampa alla vigilia di possibili nuove proteste Marica Di Pierri di A Sud, “Sino alla serata di ieri sono arrivate ai canali dell’Hub 32 segnalazioni e sono state assistite 40 persone, in molti casi minorenni e razzializzate, trattenute fino a 12 ore in questura senza che i genitori fossero informati. Tra le denunce giunte al centralino l’essere state private di cibo, acqua, del diritto a una telefonata ed essere state trattenute senza alcuna motivazione”. Tra queste un cittadino polacco che ha raccontato di essere stato trattenuto senza interprete e in seguito rilasciato senza accuse, un minorenne fermato nella giornata di sabato e rilasciato alle quattro del mattino, almeno tre 14enni che hanno riferito che le rispettive famiglie non erano state avvisate.

Gli attivisti saranno in piazza anche oggi, autorizzati dalla questura, per monitorare lo svolgimento delle manifestazioni ed eventuali violazioni dei diritti dei manifestanti. “I nostri osservatori saranno lì, ci auguriamo che in caso di necessità le forze dell’ordine applichino tecniche di deescaltion” ha spiegato Laura Renzi di Amnesty. Ieri pomeriggio, a Milano negli spazi del Cantiere, si è tenuta una formazione a proposito dell’ultimo decreto sicurezza. “Chi lo avrebbe mai detto che nel 2026 avremmo avuto bisogno di osservatori nelle piazze? Sono osservatori che solitamente siamo abituati a vedere nei paesi che definiamo “a rischio”“, ha commentato Walter Massa, presidente dell’Arci. In merito alla decisione dell’esecutivo di militarizzare il capoluogo lombardo Massa ha aggiunto: “500 militari mandati per controllare 500 minorenni, in un paese normale questa dinamica farebbe ridere. Ma dopo tutti questi decreti sicurezza nessun cittadino può dire di sentirsi completamente al sicuro. Sotto attacco non è solo il diritto a manifestare, ma il diritto ad associarsi sancito dall’articolo 18 della Costituzione”.

“Milano non è Belfast negli anni dell’Ira” ha aggiunto Alfio Nicotra di Un Ponte Per, “Siamo preoccupati a riguardo delle dichiarazioni di Salvini sull’uso dei carri Lince e di droni nelle manifestazioni. E senza l’intervento del Quirinale avremmo avuto forze armate in servizio con poteri di polizia giudiziaria, il che sarebbe stato inaccettabile”. “Dentro le forze dell’ordine servirebbe aprire un dibattito sul loro ruolo nella società che cambia”, ha aggiunto Massa. Sull’ultimo decreto è intervenuto anche Cesare Antetomaso, avvocati di Giuristi Democratici: “Tutte queste leggi creano un clima criminogeno, dal momento che gli spazi di libertà vengono progressivamente circoscritti. E con l’ultimo provvedimento sembra aprirsi un nuovo spazio di indeterminatezza, di arbitrarietà, con l’addentellato del reato di organizzazione via social. Il che crea un clima paranoico nei giovani che organizzano manifestazioni”.