di Francesco Malgaroli
La Repubblica, 14 ottobre 2020
Nel Paese cresce il razzismo e sempre più migranti vogliono andare via. Ad un anno di distanza non è cambiato nulla: li hanno messi in due baracche ex militari alle porte di Bellville e non si sono più interessati di loro. E così i profughi, venuti principalmente da Congo e Burundi, e da mesi in Sudafrica sono tornati davanti alla sede Unhcr (l'Alto commissariato Onu per i rifugiati) a Città del Capo per protestare. Nello stesso luogo dove un anno fa si erano radunati per un sit-in durato giorni.
Al posto delle manifestazioni, hanno messo in scena spettacolo di danza, reading, e letture. Aline Bukuru è stata la portavoce anche di suo marito, Jean-Pierre Balous, leader congolese per profughi, in carcere da otto mesi. "L'Unhcr deve intervenire per aiutarci a tornare nei nostri Paesi d'origine", dice Bukuru. "In Sudafrica il razzismo sta prendendo piede". I profughi scappano da guerre non dichiarate e persecuzioni: credono, come dice Aline Bukuru, che il Sudafrica abbia una Costituzione che protegge anche i profughi, ma poi si trovano in un Paese ben diverso.
L'Unhcr è con loro: "Sono stati buttati in una discarica", dice, puntando il dito contro il governo. Che promette una soluzione entro il 15 ottobre, ma per ora non ha ancora piani reali. Questo anche a causa della pressione del movimento anti-immigrati 'Put South Africa First', che si sta facendo più potente e violento: 12 i morti in episodi xenofobi solo a settembre.










