sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marco Patarnello*

Il Dubbio, 16 luglio 2025

Sta per chiudersi l’approvazione - in prima lettura- della riforma costituzionale. Si chiude senza dibattito parlamentare e con uno scontro culturale privo di qualsiasi effettivo confronto. Stiamo per cambiare profondamente la nostra raffinata Costituzione senza avere neppure chiaro quali siano gli obiettivi e se la riforma possa effettivamente perseguirli. Quali siano i costi. Quali i benefici. Certo, abbiamo sentito molti slogan: eliminare le correnti, separare le carriere, spoliticizzare la magistratura. Ma le riforme costituzionali non si fanno con gli slogan, si fanno con gli argomenti, con i confronti anche ruvidi, ma approfonditi. Tanto più che - se le cose andranno come sembra- l’ultima parola dovranno dirla i cittadini, con il referendum. Ma se continuiamo con questo chiasso indistinto, con questo scontro fazioso fatto solo di slogan, sulla base di cosa si esprimeranno i cittadini?

Questa riforma si compone di tre fronti: Sorteggio, Super- pm e Alta Corte Disciplinare. Li trovo tutti terribilmente sbagliati e pericolosi, ma oggi vorrei occuparmi solo di quello che ai miei occhi è il peggiore, quello che segna un arretramento culturale senza ritorno. Mi riferisco alla creazione di questo Super- pm, interamente concentrato su se stesso, con una missione da puro accusatore, che si autopromuove e si autogiudica attraverso un Csm tutto suo, una sua deontologia, una sua etica, una sua valutazione di professionalità. E che, pur in questa posizione, esercita l’azione disciplinare verso i giudici.

Questo è il dato saliente di questa parte della riforma, non la separazione delle carriere, che da tempo è già legge e sulla quale non voglio spendere una parola. I pubblici ministeri nel nostro paese sono meno di un quarto dell’intera magistratura, all’incirca duemila. Tacerò dei costi spropositati che la creazione di un altro Csm - per sole duemila unità- inesorabilmente produrrà: se fosse una riforma necessaria o almeno utile i costi sarebbero benedetti; ad avercene di soldi per la giustizia! Oggi la carriera di questi duemila pubblici ministeri la amministra un Csm di giudici: su 20 magistrati che compongono il Csm solo 5 sono pm. Con questa riforma, invece, i pubblici ministeri amministreranno da soli la loro carriera. Come può questo cambiamento non determinare una maggiore autoreferenzialità, una maggiore cultura dell’accusa, un’esaltazione della logica di parte e del risultato, in danno della cultura del rispetto delle regole e dei diritti?

Capirei il senso di questa riforma se l’obiettivo da raggiungere fosse quello di rafforzare il dinamismo investigativo, se chi la propone ci dicesse che il problema della giustizia italiana è quello di avere dei pubblici ministeri troppo “timidi”, poco incisivi, incapaci di perseguire il crimine: vogliamo pm più “agguerriti” di quelli attuali. È questo che i proponenti pensano? Non mi pare l’obiettivo verbalizzato da chi propone o sostiene questa riforma. Tutt’altro.

Chi la propone sembra ritenere che oggi il processo penale sia interamente sbilanciato sul pm. Dunque la riforma dovrebbe essere la soluzione a questo sbilanciamento. Ma non è così. Da un lato questa soluzione esalta alcuni aspetti molto delicati del ruolo e della collocazione del pm, ma dall’altro non tocca nessuno dei punti che determinano il sovradimensionamento del pm, tutti interamente legati al rapporto indagini preliminari/ processo penale.

Evidentemente non è questa la sede per affrontare ragionamenti intorno al processo o discutere di diritto, ma se vogliamo affrontare il toro per le corna e vogliamo farlo con lealtà, in buona fede e senza danneggiare i cittadini, questi sono i temi da affrontare, non questa riforma costituzionale. Conosco le obiezioni a queste osservazioni.

Quelle in buona fede e quelle meno. Si ritiene accettabile perdere qualcosa in punto di affidabilità del pm, sperando di recuperarla nella maggiore affidabilità del giudice. Il giudice oggi è già affidabile nella sua capacità di smentire il pm e se avessimo la serenità di ragionarne intorno ai dati potremmo agevolmente concordare che non è questo il problema. Non è l’assenza di terzietà del giudice il problema della giustizia italiana, ma questa è solo la mia opinione. Non so se un pm più aggressivo, invadente e concentrato sul ruolo di accusatore possa far piacere a qualcuno. Ma a chi in buona fede crede che i cittadini possano trarre beneficio da questo cambiamento ricordo che il pm è il primo magistrato con cui il cittadino inquisito si trova ad avere a che fare e - a meno di provvedimenti cautelari- per lungo tempo resterà anche l’unico magistrato con cui il cittadino indagato avrà a che fare.

Mentre se non si sciolgono i nodi processuali cui alludevo, l’ingombro del pm che si afferma di voler contrastare resterà intero ed anzi esaltato da questa riforma: pronto per passare alla tappa successiva! Posso capire che una politica di corto respiro pensi di guadagnarci, ma l’Avvocatura è davvero tutta quanta convinta di condividere questo interesse?

*Magistrato