di Errico Novi
Il Dubbio, 31 dicembre 2019
E così il giorno fatidico è arrivato: con i brindisi augurali, la mezzanotte porterà la "nuova" prescrizione, la novità del processo penale potenzialmente infinito. Una riforma voluta dal M5S a cui il Pd ha risposto con un'ipotesi correttiva, che ieri il responsabile Giustizia dei dem Walter Verini ha indicato come punto di partenza per arrivare a una "sintesi". Ma secondo quanto trapela, il solo spiraglio lasciato intravedere da Bonafede riguarda la possibilità di escludere dal "blocca-prescrizione" chi in primo grado è assolto. Un restyling che sarebbe comunque incostituzionale.
A Napoli la fantasia dei bombaroli pirotecnici preferisce fermarsi al calcio. Alle prese col nome da attribuire al solito ordigno per la notte di San Silvestro, hanno preferito tornare al passato: dal "pallone di Maradona" si passa quest'anno a "Ringhio", in "onore" di Rino Gattuso, grintoso allenatore del Napoli. Se avessero voluto osare, i delinquenti dei botti proibiti avrebbero potuto scegliere un altro nome suggestivo: "Prescrizione". Perché se c'è una bomba, politica e giuridica, che certamente il 1° gennaio innescherà, si tratta proprio della norma che sospende la prescrizione dopo la sentenza di primo grado.
E così il giorno fatidico ormai incombe. Con i brindisi augurali, la mezzanotte porterà la novità del processo penale potenzialmente infinito. "L'ergastolo processuale", come lo definisce il portavoce di Forza Italia Giorgio Mulè. "Con un atto di viltà politica, gli aiutanti della sinistra che si dicevano custodi del garantismo consegnano la loro storia alla subcultura manettara e giustizialista dei 5 Stelle", è il fendente assestato al Pd dal deputato azzurro.
Eppure dietro le quinte gli artificieri ancora sperano di disinnescare la bomba. Tra i più attivi è Walter Verini, che in un'intervista ad Affaritaliani.it si rivolge al premier Giuseppe Conte affinché "si adoperi per trovare una sintesi" sulla norma che tormenta la maggioranza (e la Costituzione). E anzi, il responsabile Giustizia del Pd chiarisce che il suo partito fa della "ricerca di un accordo" la propria "via maestra". Peccato che il tavolo con il guardasigilli Alfonso Bonafede, riconvocato per il 7 gennaio, al momento non lasci scorgere schiarite.
A meno di non voler interpretare in modo estensivo alcuni segnali filtrati dall'ultima riunione a Palazzo Chigi del 19 dicembre. In particolare un dettaglio che trapela solo ora: Bonafede aveva detto, quella sera, che "si può ragionare", almeno, su una ipotesi rimbalzata tra le frenetiche discussioni con gli altri partiti della coalizione giallorossa, limitare lo stop della prescrizione dopo le sentenze di primo grado ai soli casi di condanna.
Il timer dell'estinzione del reato continuerebbe cioè a correre quando in primo grado l'imputato è assolto. Non un'ipotesi nuova. Ma a forte rischio di incostituzionalità. Perché introdurrebbe una discriminazione lesiva del principio di non colpevolezza, che per l'articolo 27 deve restare integro finché la sentenza non è definitiva. Considerazioni che d'altra parte non autorizzano a escludere una discussione sul punto, all'incontro del 7 gennaio fra Conte, il ministro, il Pd, Italia viva e Leu.
Così come è chiaro che non si potrà prescindere da altri due elementi. Il primo è la mossa con cui i dem, lo scorso 27 dicembre, hanno presentato la loro modifica sulla prescrizione, con il segretario Nicola Zingaretti in prima fila, che di fatto prevede il ritorno alla riforma Orlando, solo un po' ritoccata. Il secondo elemento è la linea sempre più netta dei renziani: ieri hanno sbattuto di nuovo i pugni sul tavolo per voce di Ettore Rosato, che in un'intervista al Messaggero ha detto a chiare lettere: "Ciò che ha fatto il governo Lega- 5S sulla prescrizione va semplicemente abrogato: se non accadrà, come abbiamo sempre detto, noi voteremo con FI". Potrebbe non essere solo una minaccia. Come minimo, ora Italia viva si aspetta che il Pd le rivolga un esplicito appello a optare per il sostegno al testo annunciato 4 giorni fa.
Lo si intuisce da un passaggio dell'intervista a Repubblica con cui sabato scorso uno degli esponenti più autorevoli nella formazione di Renzi in tema di giustizia, l'ex sottosegretario Gennaro Migliore, ha commentato il restyling del Nazareno sulla prescrizione: "Non vorrei che rimanesse solo una proposta, come lo ius soli tanto declamato da Zingaretti che poi è finito nel nulla". Come a dire: se invece fate sul serio, ci troverete dalla stessa parte.
Verini dice che se Bonafede non saprà affrancarsi dalla "totale rigidità" esibita finora sul tema, "vedremo come andrà il dibattito parlamentare sulla nostra proposta". Che contiene intanto una distinzione tra assolti e condannati, nel senso che solo per questi ultimi vale il meccanismo disegnato dai dem: allungamento di 6 mesi della sospensione dei termini dopo il primo grado (sospensione che la riforma Orlando aveva fissato in 18 mesi) e ulteriori 6 mesi di stop in caso di cambio di rinnovazione del dibattimento; in più, sospensione di un altro anno (anziché dell'anno e mezzo previsto da Orlando) dopo l'eventuale impugnazione davanti alla Suprema corte. Evidente che i 5S non convergeranno mai su una soluzione simile, troppo vicina a quella approvata nel luglio del 2017 e da loro seppellita con la norma Bonafede.
Ed è probabile che il Pd stesso consideri il proprio testo come l'offerta iniziale su cui intervenire con successivi rilanci. Ordinaria amministrazione politica. Così com'è ovvio che un altro ex sottosegretario alla Giustizia, il leghista Jacopo Morrone, accusi il Movimento e gli alleati di "mercanteggiare".
Mentre la capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Giustizia, Carolina Varchi, liquida l'idea di Zingaretti come il velleitarismo di chi "continua ad abbaiare alla luna". Inascoltata, l'avvocatura insiste nel ricordare che "la durata dei processi non dipende dagli imputati ma da disfunzioni del sistema", per citare le considerazioni proposte a Studiocataldi.it da Caterina Flick, dell'Associazione donne giuriste d'Italia. È un ultimo dell'anno teso com'è giusto che sia per chi teme l'esplodere di una bomba. Certo è che quella bomba, una volta innescata, rischia di lasciare segni incancellabili. Forse non per i partiti, ma di sicuro per il processo.










