di Conchita Sannino
La Repubblica, 16 aprile 2025
Due ore di colloquio su criticità e ingorghi del servizio giustizia. E nessuna soluzione alle viste, né impegni concreti. Si chiude con una scontata stretta di mano l’incontro tra il ministro Nordio e i vertici dell’Associazione nazionale magistrati: ancora una volta non c’è alcun reale punto d’incontro. Anzi, i magistrati incassano ancora un solenne no, una porta totalmente chiusa, rispetto all’ampio ventaglio di ipotesi posto sul tavolo - tra amnistia, indulto, liberazione anticipata - per l’emergenza sovraffollamento carceri, quella che solo pochi giorni fa il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso ha definito “una tragedia”.
“Il clima è stato sicuramente collaborativo, il ministro ha consapevolezza dei problemi, ci ha ascoltato con attenzione. Non so dire, ovviamente, poi in che misura questo spirito collaborativo si tradurrà in concreto in provvedimenti”, allarga le braccia il presidente Anm, Cesare Parodi. L’unica certezza? La predilezione del Guardasigilli per il fumo, in barba alle regole. Da una delle foto dell’incontro, ecco infatti Nordio seduto in poltrona che fuma nella stanza avvolta dalle boiserie, mentre i magistrati parlano. Un’immagine non esaltante - ma in fondo un dettaglio assoluto, rispetto alle esternazioni choc del ministro - che lo staff cercherà di minimizzare, parlando di una sigaretta spenta, e di un vezzo “alla Bogart”. C’è poco da scherzare invece a scorrere i nodi messi in fila dall’Anm.
Punti sui quali ha interloquito a lungo con l’Anm la capo di gabinetto del ministero, la magistrata Giusi Bartolozzi (al centro peraltro di tensioni con altri dirigenti, alcuni dei quali hanno già lasciato gli uffici di via Arenula). “Purtroppo se dobbiamo dirlo in poche parole: c’è convergenza sull’esame dei problemi, ma netta divergenza sulle soluzioni”, sintetizza Rocco Maruotti, il segretario generale dell’Anm.
Non un accordo sull’emergenza del sovraffollamento in carcere. Non sulla carenza cronica di personale amministrativo, e sul vuoto degli organici nella stessa magistratura (a cui si comincerà ad ovviare nel giro dei prossimi tre anni). Non sul cattivo funzionamento della App per il processo penale telematico: un serio ostacolo di fronte al quale, alla fine, è fatale autorizzare ciò che la norma non vorrebbe più, cioè la prosecuzione del ‘doppio binario’, con gli atti del processo assorbiti o in cartaceo o in digitale.
In particolare, sul caso carceri, il vicesegretario Stefano Celli sottolinea: “Abbiamo prospettato al ministro la necessità di agire su due piani. Accanto al livello di lungo periodo, cioè, pensare a una misura straordinaria. Ce ne sono molte e l’Anm non ha espresso una preferenza, ma è concorde nel chiedere un provvedimento che consenta di diminuire, nell’immediato o a breve termine, la pressione. Il ministro non ha negato le condizioni di sovraffollamento e le conseguenze gravi che questo ha sulle condizioni di vita. Tuttavia quanto alle misure straordinarie la risposta è e resta negativa”. Il motivo? “Ci è stato detto - spiega Celli - che lo stato manderebbe un messaggio diseducativo. ‘Non ti posso liberare perché c’è il sovraffollamento o perché le condizioni di vita in carcere non sono dignitose’. Ma così si fanno pagare le conseguenze di una mancanza dello Stato ai detenuti”.











