di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 26 novembre 2014
Trecentocinquanta detenuti scortati nel nuovo istituto di Uta, che però non è ancora finito.
E ufficiale. Chiude definitivamente lo storico carcere sardo di Buoncammino e i 341 detenuti che vi erano rinchiusi sono stati trasferiti nella nuova struttura di Uta. Ma sorgono i primi problemi, tra i quali l'ombra dei materiali tossici che sarebbero disseminati nel territorio dove sorge il nuovo "villaggio carcerario".
Nel frattempo, per il trasferimento definitivo dei detenuti di Buoncammino, si dice soddisfatto il ministro della Giustizia Andrea Orlando: "Sulle carceri possiamo finalmente passare dalla fase delle emergenze imposte dal sovraffollamento ad una fase più propositiva e di programmazione che riguarda la gestione del numero dei posti disponibili".
A scortare i pullman con i carcerati è stato utilizzato un ingente numero di mezzi della polizia penitenziaria, della polizia di Stato, dei carabinieri e del personale della polizia municipale. "È un'operazione storica, molto complessa e delicata - ha detto all'Ansa il Questore di Cagliari Filippo Dispenza - tutto è coordinato dal Capo di Gabinetto della Questura di Cagliari. Abbiamo pianificato tutto nei minimi particolari nelle scorse settimane e soprattutto durante l'ultima, con un Comitato ordine e sicurezza pubblica in Prefettura e più riunioni tecniche in Questura".
Oltre ai mezzi di terra si sono alzati in volo anche un elicottero della Polizia e uno della Guardia di finanza "che hanno verificato il percorso facendo attenzione a eventuali turbative che potrebbero verificarsi". Il primo carcere di Buoncammino entrò in funzione nel lontano 1855. Nove anni dopo il Ministero dell'Interno decise di costruirne uno nuovo, includendo anche la vecchia struttura.
I lavori, ad opera degli ingegneri Bulgarini e Ceccarelli, si conclusero nel 1897. A Buoncammino furono ospitati 600 detenuti provenienti dal carcere San Pancrazio. La posa della prima pietra del penitenziario di Uta, invece, risale al 2005. La nuova struttura carceraria però già presenta i primi problemi. A denunciarlo è la presidente dell'associazione "Socialismo Diritto Riforme", Maria Grazia Caligaris.
"Restano irrisolti - afferma - i problemi nella nuova sede detentiva non ancora del tutto completata. Saranno quindi necessari diversi mesi prima che il Villaggio Penitenziario possa entrare a regime". Caligaris inoltre sottolinea che "la realtà della nuova sede penitenziaria di Cagliari - Uta, nonostante abbia impresso una svolta nella storia detentiva in Sardegna dopo poco meno di 150 anni, non può essere considerata soddisfacente e desta preoccupazioni". La mega struttura, articolata in sezioni separate l'una dall'altra e strutturata su cinque livelli, con una capienza regolamentare di quasi 600 detenuti, "risulta difficilmente raggiungibile in quanto a tutt'oggi è assente una segnaletica in grado di indicare l'esatta ubicazione del carcere in una zona peraltro destinata a iniziative industriali".
Difficoltà per i familiari dei detenuti e anche per i volontari. "Detenuti, familiari, agenti di polizia penitenziaria e amministrativi - afferma sempre la presidente di Sdr - insomma vivranno ai margini della società e sarà sempre più difficile coinvolgere i cittadini di Cagliari e hinterland in attività di solidarietà e in azioni di sensibilizzazione". La denuncia è trasversale. Anche il consigliere regionale di Forza Italia Edoardo Tocco mette in luce dei forti disagi.
"Purtroppo il trasferimento è stato effettuato senza un piano adeguato da parte della Regione e del Comune, con tanti familiari che hanno assistito al trasporto dei loro congiunti sui pullman per Uta, sostando davanti al carcere cagliaritano. Una pagina davvero dolorosa e difficile da dimenticare, con l'impossibilità per tanti di raggiungere il nuovo caseggiato. L'amministrazione penitenziaria, e in particolare il direttore del carcere cagliaritano Gianfranco Pala - continua Tocco - sono stati lasciati da soli nell'organizzazione del trasloco". Per l'esponente azzurro è necessario un intervento immediato. "Penso sia opportuno dare la possibilità ai parenti dei detenuti, ormai da oggi ospitati nel nuovo carcere di Uta, di poter arrivare per i colloqui settimanali nel sito. E necessario attivare da subito un bus che venga messo a disposizione dei familiari nei giorni previsti per gli incontri.
Una corsa che parta dalla vecchia sede del carcere di Buoncammino, per poi raggiungere l'area di Macchiareddu in modo semplice e agevole. I parenti e gli amici potranno pagare un biglietto a costo minimo, ma si garantirà loro un servizio utilissimo. Auspico per questo -conclude Tocco - che la Regione trovi le risorse per colmare i costi di trasporto". Si aggiunge anche l'ombra dei rifiuti tossici. C'è un'inchiesta della Procura di Cagliari in corso dove intende accertare se esistano situazioni di mancato rispetto delle norme in materia di protezione ambientale. E l'area "incriminata" riguarda proprio il territorio dove sorge il Villaggio Penitenziario di Uta: c'è un'area industriale dove potrebbero essere disseminati dei materiali tossici. Se così fosse, i detenuti e la polizia penitenziaria di Uta potrebbero rischiare una contaminazione.
Inoltre c'è un problema ancora irrisolto. Rimane il contenzioso tra la Regione Sardegna e il Governo in merito alla gestione dell'ex carcere di Buoncammino. Il carcere, nonostante la chiusura, rimane proprietà del Ministero della Giustizia e rischia di riaprire per ospitare i detenuti del carcere minorile e il personale della polizia penitenziaria.
La Sardegna è una regione a statuto speciale e il carcere, una volta chiuso, sarebbe dovuto restare nella disponibilità delle istituzioni locali per essere adibito ad altro. Per la Sardegna, regione dove la disoccupazione è ai massimi storici, l'ex carcere di Buoncammino potrebbe diventare un'ottima risorsa economica riconvertendo la struttura in spazi di aggregazioni, attività commerciali e alberghi. Ma il governo Renzi, per il momento, non ne vuol sapere.









