Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2015
Una folla inferocita di 4.000 persone è entrata in una prigione dello Stato nord-orientale di Nagaland, ha strappato dalla sua cella un detenuto e lo portato in strada. L'uomo era stato arrestato la settimana scorsa per stupro: lo hanno spogliato e poi ammazzato di botte.
Questo episodio è l'ennesima conferma che il fenomeno della violenza sessuale in India è una grave emergenza. La sicurezza della prigione è stata sopraffatta dai manifestanti che hanno divelto due cancelli prima di riversarsi all'interno dell'edificio per impadronirsi di Syed Farid Khan, reo confesso dello stupro il 23 febbraio scorso di una ragazza di 20 anni della etnia Suni Naga. Tutto è avvenuto nel giorno in cui a New Delhi si sono infiammate le polemiche sul documentario realizzato dalla regista britannica Leslee Udwin sulla vicenda della studentessa uccisa da un branco di stupratori nel 2012 a New Delhi.
Il documentario intitolato Indiàs Daughter contiene un'intervista-shock all'autista del bus, Mukesh Singh, uno dei responsabili della morte della studentessa. Il governo indiano ne ha proibito la visione ma migliaia di persone lo hanno potuto vedere per varie ore in una versione offerta da You Tube. Il caso sconvolse l'India e obbligò il governo a varare leggi più severe per punire le violenze sessuali.
L'uomo, condannato a morte per l'aggressione, afferma che le ferite furono colpa della giovane perché "oppose resistenza" mentre avrebbe dovuto solo "stare zitta e lasciarsi stuprare". Le parole di Singh hanno provocato la reazione della madre della vittima che ha chiesto "l'impiccagione dell'uomo" e giustizia per sua figlia. Intanto una giovane indiana minorenne, violentata da quattro persone all'inizio di febbraio nello Stato di Haryana, si è suicidata ieri.
Si è impiccata ad un ventilatore da tetto, lo zio ha rivelato che "qualche giorno dopo l'incidente, aveva detto che stava subendo pressioni da parte degli agenti perché firmasse una denuncia contro un solo individuo e non contro i quattro che l'avevano violentata".











