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di Monica Ricci Sargentini

Corriere della Sera, 29 agosto 2022

Centinaia di persone hanno manifestato sabato 27 agosto in diverse parti dell’India contro la recente decisione del governo di liberare 11 uomini che erano stati condannati all’ergastolo per aver violentato Bilkis Bano, una donna musulmana durante le rivolte religiose del 2002. Lo riportano i media locali e internazionali. Nella capitale Nuova Delhi i manifestanti hanno cantato slogan e chiesto all’amministrazione dello Stato occidentale del Gujarat di revocare la decisione. Proteste simili si sono svolte anche in molti altri Stati indiani.

“Quello che è successo a Bilkis Bano e alla sua famiglia non può essere tollerato. Per questo dobbiamo unirci e far sentire le nostre voci” ha detto all’Afp l’attrice indiana Shabana Azmi. Tra le proteste c’è da registrare quello di 100 funzionari pubblici in pensione che hanno scritto al ministro della Giustizia per sottolineare come il rilascio degli stupratori avrà avuto un impatto agghiacciante sulla sicurezza di tutte le donne.

“Questa misoginia è cresciuta così tanto che è diventata normale al punto che lo stupro di una persona ci sembra un fatto ordinario” ha detto una studentessa scesa in piazza per protestare. Gli 11 uomini sono stati rilasciati con la sospensione della pena il 15 agosto, quando l’India ha celebrato i 75 anni di indipendenza: erano stati condannati nel 2008 per stupro e omicidio. Bilkis Bano, che oggi ha circa 40 anni, ha chiesto al governo di tornare sui suoi passi come racconta lei stessa qui. La ragazza era incinta quando è stata violentata.

“Quando ho sentito che i detenuti che avevano devastato la mia famiglia e la mia vita erano stati rilasciati sono rimasta annichilita - detto la donna - Come può essere considerata questa giustizia? Mi fidavo dei tribunali e delle istituzioni. Mi fidavo del sistema e stavo imparando lentamente a convivere con il mio trauma. Il rilascio dei miei assalitori mi ha tolto la pace e ha scosso la mia fede nella giustizia”.

I fatti risalgono alle violenze del 2002 in Gujarat, in cui oltre 1.000 persone, per lo più musulmani, sono rimaste uccise: una delle peggiori rivolte religiose che l’India ha vissuto dalla sua indipendenza nel 1947 dal Regno Unito. Anche sette membri della famiglia di Bano, inclusa la figlia di tre anni, sono stati uccisi nelle violenze. Funzionari del Gujarat, dove detiene il potere il partito Bharatiya Janata del primo ministro Narendra Modi, hanno affermato che la domanda di scarcerazione dei detenuti è stata accolta perché avevano trascorso più di 14 anni in galera ed erano scarcerabili in base a un condono del 1992 in vigore al momento della loro condanna. Una versione più recente della legge adottata nel 2014 dal governo federale vieta il rilascio per coloro che sono stati condannati per determinati reati, tra cui stupro e omicidio.