Agi, 26 aprile 2015
Due trafficanti di droga australiani e una filippina, ritenuta un "corrierE", hanno ricevuto la comunicazione ufficiale dal governo indonesiano che saranno giustiziati a breve. Il caso, che ha avvelenato i rapporti diplomatici tra Giacarta da una parte e Canberra e Manila dall'altro, arriva dopo una lunga battaglia legale che ha visto impegnati in prima fila gli stessi governi.
Non è chiara ancora la data della sentenza capitale. I tre sono Myuran Sukumaran e Andrew Chan, ritenuti i capi di una banda di trafficanti di eroina, e Mary Jane Veloso, una domestica madre di due bambini, che si è sempre difesa dicendo di aver trasportato il pacco di droga a sua insaputa. Nelle carceri indonesiane ci sono altri 6 stranieri detenuti per droga e in attesa della sentenza capitale, un francese, un brasiliano e quattro africani: anch'essi attendono il plotone di esecuzione, ma non c'è stata ancora alcuna decisione ufficiale sulla loro sorte.
Tutti hanno perso la loro battaglia nei tribunali e hanno anche vista respinta la loro richiesta di grazia al presidente indonesiano, Joko Widodo. Giacarta deve dare ai condannati 72 ore di preavviso prima di un'esecuzione. E a titolo di cortesia diplomatica, i funzionari consolati filippini e australiani sono già stati convocati a Cilacap, una città portuale da cui si accede all'isola di Nusakambangan, l'Alcatraz indonesiana, dove c'è il carcere di massima sicurezza in cui vengono eseguite le sentenze capitali. Nelle ultime ore, si sono comunque moltiplicate le richieste di clemenza.
Lo stesso capo dell'Eliseo, Francois Hollande, ha avvertito che se il detenuto francese, Serge Atlaoui, sarà giustiziato ci saranno "conseguenze diplomatiche".
"Come minimo - ha preannunciato - richiameremo il nostro ambasciatore a Giacarta". A febbraio, la presidente del Brasile, Dilma Rousseff, non ha voluto accettare le credenziali del nuovo ambasciatore indonesiano proprio a causa della ventilata esecuzione del brasiliano, Marco Archer. La legislazione antidroga indonesiana è una delle più severe al mondo e il presidente Widodo, che ha fatto della lotta alla droga una battaglia personale, ritiene che l'emergenza è tale da richiedere la pena capitale per i condannati.









