di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 agosto 2026
Il 28 luglio erano 64.741; dieci giorni dopo, l’8 agosto, il numero di detenuti nelle carceri ha già raggiunto la soglia delle 65.009 presenze in 46.237 posti realmente disponibili. Il tasso di affollamento che a fine luglio era al 139,7% viaggia veloce e tre giorni fa aveva già toccato la punta del 140,6%. E sono diventati 9 gli istituti in cui vivono mediamente due o più persone al posto di una (tasso oltre il 200%). Non c’è più tempo, bisogna agire subito, è l’allarme lanciato da Antigone che attacca il governo: “Servono interventi urgenti per riportare il sistema nella piena legalità, e non numeri sparati a caso”. Una denuncia raccolta da Forza Italia, che nei giorni scorsi ha ottenuto di avviare alla Camera un’indagine conoscitiva sulla condizione delle carceri e che ieri ha assicurato il proprio “impegno incessante e pressante” nel trovare soluzioni, perché la “situazione ci impone un intervento tempestivo e concreto, in attesa che le riforme approvate ed i programmi di edilizia attivati diano i propri frutti”. Di provvedimenti di clemenza, però, non gli azzurri parlano.
Anche Nessuno tocchi Caino ha annunciato di intensificare le visite durante il mese di agosto, per “fare di una mancanza, quella dello Stato, una presenza, la nostra”. Anche se, come fa notare Antigone, il problema non è solo estivo: “anche l’autunno si preannuncia caldo” oltre ogni aspettativa. Quelle cifre che crescono così velocemente non sono fredda contabilità, ma corpi e menti. “In molte celle le temperature hanno superato i 40°, le attività si sono ridotte, la sofferenza psichica cresce e continuano ad aumentare i suicidi e gli episodi di autolesionismo”, scrive Antigone. Ma volendo restare alla statistica, quei numeri sono stati superati “solo nel triennio 2010-2013, quello che costò all’Italia la vergogna della condanna della Cedu per violazione dell’art. 3 della Convenzione europea che proibisce la tortura e i trattamenti inumani o degradanti”. All’epoca “i ricorsi presentati furono circa 4.000, oggi quelli accolti dai Tribunali di sorveglianza sono ben superiori, 6.539 solo nel 2025”.
Dati che, sottolinea il presidente Patrizio Gonnella, “raccontano di un sistema penitenziario sempre più nell’illegalità”. Violare la dignità delle persone, aggiungere sofferenza come pena ulteriore non serve a nessuno. Anzi, fa notare Gonnella, “è un sistema che non può costruire nessun percorso di reinserimento sociale reale, a scapito anche della sicurezza dei cittadini che subiscono un tasso di recidiva superiore al 60%”.
Eppure, innanzi a questa condizione - che non dovuta ad una emergenza improvvisa - “il governo continua a dare i numeri: 10.000 nuovi posti entro il 2027 con il piano di edilizia penitenziaria, ma nel frattempo da quanto è partito i posti realmente disponibili sono scesi di oltre 400 unità; 10.000 detenuti tossicodipendenti che usciranno, ma la legge ha copertura finanziaria per meno di 600 persone. Salvo poi - conclude Gonnella - continuare a varare politiche che spingono sull’acceleratore del sovraffollamento, scaricando su operatori in sotto organico e allo stremo delle forze, le conseguenze di queste scelte”.










