di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 27 luglio 2025
L’ansia è un’industria, piena di risorse. La politica - non solo in Italia - specula sulle nostre paure. Spaventarci e fingere di rassicurarci: un meccanismo che porta voti. Al podcast “Radio Italians”, figlio di questa rubrica, è arrivato un vocale interessante. Lo ha inviato Filippo, giovane audiolettore di Lucca. Ha percorso un tratto della via Francigena: diciotto giorni di cammino fra Lucca e Roma. Dice di essersi ripulito la mente, e teme di ricominciare la dieta quotidiana di pessime notizie, ansie, minacce. Filippo chiude con una domanda: “È possibile essere, insieme, aggiornati e sereni?”. La mia risposta? Sì, è possibile. Ma non è facile.
L’ansia è un’industria, piena di risorse. La politica - non solo in Italia - specula sulle nostre paure. Spaventarci e fingere di rassicurarci: un meccanismo che porta voti. Pensate all’immigrazione. Si fa poco per regolarla e organizzarla; meglio lanciare allarmi scomposti (a destra) o rassicurazioni ipocrite (a sinistra). Poi ci sono gli errori e gli orrori del mondo là fuori. Guerre, invasioni, stragi, crudeltà: pensate a Gaza. O a Donald Trump, il presidente più ansiogeno della storia americana. In Italia, pensate alle violenze, agli incidenti sul lavoro, alle morti in vacanza, alle inchieste (chi ama Milano in questi giorni vuole capire, e non è un’operazione indolore).
Poi ci sono gli algoritmi: hanno imparato che rabbia e ansia creano dipendenza; che la dipendenza allunga il tempo di permanenza sui social; che più tempo passiamo là sopra, più diventiamo preziosi per le piattaforme, avide di dati da vendere alla pubblicità. E quando non ci pensano gli algoritmi, facciamo da soli. L’ossessione collettiva per la cronaca nera è masochista, per una società in cerca di serenità.
E qui, forse, ci avviciniamo alla soluzione. Proviamo a sgombrare la nostra vita dalle ansie inutili, quelle che qualcuno spaccia per intrattenimento. Avremo il tempo e la calma per affrontare le ansie necessarie: informarsi su quanto accade in Italia e nel mondo è difficile, ma doveroso. L’alternativa è trasformare la vita quotidiana in una vacanza mentale: narcisista, isolata, superficiale. E destinata a finir male. Perché mentre noi ci gingilliamo tra social, true crime, aperitivi e centri estetici (ma quanti sono?!), c’è chi tira dritto col suo progetto. Fare di noi un gregge di pecore ignoranti, e portarlo dove vuole.











