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di Grazia Longo

La Stampa, 8 febbraio 2023

La Procura di Roma ipotizza il reato di violazione e utilizzazione di segreto d’ufficio. Bonelli attacca: “A me sono stati negati gli atti perché riservati. Nordio è confuso”. È destinata a crescere l’inchiesta della Procura di Roma sulle rivelazioni, in Parlamento, da parte del vicepresidente del Copasir Giovanni Donzelli, di Fdi, in merito alle conversazioni tra l’anarchico Alfredo Cospito e alcuni boss rinchiusi come lui al 41 bis nel carcere di Sassari.

Quelle notizie, contenute in una relazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), sono state comunicate a Donzelli dal suo compagno di partito e coinquilino Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia con delega proprio al Dap.

Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo puntano a verificare, come anticipato da La Stampa venerdì scorso, se in questo passaggio e diffusione di informazioni sia stato commessa “violazione e utilizzazione del segreto d’ufficio”. Questa è infatti l’ipotesi di reato su cui si sta investigando. Un illecito penale che prevede una pena da 6 mesi a tre anni di reclusione. Si lavora per ricostruire tutti i vari step che hanno portato all’intervento di Donzelli. A questo scopo, nei giorni scorsi, sono stati interrogati in procura, in qualità di persone informate sui fatti, il capo del Dap Giovanni Russo, l’ex capo del Gruppo operativo mobile (Gom) della polizia penitenziaria, Mauro D’Amico e l’attuale direttore, Augusto Zaccariello.

Dal loro racconto dei fatti è emerso che il Gom aveva comunicato al Dap i colloqui captati, nel senso di ascoltati ma non intercettati, tra Cospito e alcuni boss mafiosi. E che Delmastro ha chiesto, più di una volta, al direttore del Dap di poter ricevere il documento con il dettaglio di quelle conversazioni.

I magistrati sono intervenuti dopo l’esposto del deputato dei Verdi e co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli. Che ora annuncia l’intenzione di integrare quella denuncia con un’altra. Il motivo? La definizione di “atti inaccessibili” in merito proprio a quelle conversazioni. “Ho chiesto espressamente sia al ministro della Giustizia Carlo Nordio sia al direttore del Dap Russo di avere quei documenti - spiega - ma stamattina (ieri per chi legge, ndr) il Gabinetto del ministro mi ha consegnato solo lo stenografato dell’intervento di Donzelli in Parlamento. E per giustificare il rifiuto di darmi tutte le 54 pagine sono stati citate due norme: l’articolo 24 della legge 241 del ‘90 e il Decreto ministeriale 115 del 25 gennaio 1996. Ebbene il primo attiene all’inaccessibilità degli atti in quanto riservati e così anche il secondo, che riguarda il regolamento del Dap. E allora mi faccio una domanda: ma se quelle conversazioni sono inaccessibili per me, come ha potuto Donzelli divulgarle alla Camera senza incorrere nella violazione e utilizzazione del segreto d’ufficio? Consegnerò la relazione che ho ottenuto dal ministero della Giustizia in procura”.

Intanto i carabinieri della polizia giudiziaria coordinati dall’aggiunto Ielo venerdì mattina si sono recati in via Arenula e hanno acquisito tutta la documentazione del Dap sul caso. Gli accertamenti puntano a definire i meccanismi tecnici con i quali si svolge l’attività di monitoraggio dei detenuti al 41 bis, oltre a ricostruire la dinamica dei fatti oggetto del fascicolo per violazione e utilizzazione del segreto d’ufficio. Giovedì scorso La Stampa aveva già reso nota la questione della riservatezza degli atti trasmessi da Delmastro a Donzelli e poi da questi diffuse in Parlamento perché secondo il Dap si trattava di informazioni “non divulgabili e cedibili a terzi, nonostante non fossero secretati”. Il ministro Carlo Nordio aveva provveduto a spegnere le polemiche con una nota che accennava a informazioni “non coperte dal segreto e di divulgazione limitata”. E Angelo Bonelli incalza: “Cambiano le parole ma non la sostanza. Non è di segreto di Stato che stiamo parlando in questo caso, bensì di violazione del segreto di ufficio, che è il reato contestato dalla Procura della Repubblica di Roma sulla base di un mio esposto. Perché il ministero fa confusione tra segreto di Stato e segreto d’ufficio, compiendo un errore così grossolano? Forse il ministro deve trovare una soluzione politica al disastro compiuto da Donzelli e Delmastro?”.