Il Centro, 8 gennaio 2020
Giulio Petrilli prosegue la sua battaglia per il diritto al risarcimento contro l'ingiusta detenzione. "Sto provando", scrive, "a far applicare la legge votata da un referendum e poi modificata sulla responsabilità civile dei magistrati nel caso di errori giudiziari.
Sinora nessun magistrato ha mai pagato. Io sto provando a rivendicare un mio diritto e vedere se qualcuno di loro paga per i suoi errori. Ho inoltrato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte un'istanza in tal senso. Sono uno dei pochi che sta provando questa via legittima. Il sogno continua, lo chiamo così perché è una battaglia che dura da venti anni. Un sogno non certamente per i soldi, ma per il principio. Non mi illudo", ammette Petrilli, "ma almeno arrivano segnali di attenzione. Dopo tante sollecitazioni spero si possa arrivare a una risposta positiva sulla mia vicenda del mancato risarcimento per un'ingiusta detenzione durata sei anni.
L'ulteriore risposta, pervenuta nei giorni scorsi, della responsabile dell'ufficio giuridico e contenziosi della presidenza del consiglio Margherita Piccirilli, comunica che l'istruttoria è stata avviata e ne sarà comunicato l'esito. Un ulteriore passo in avanti rispetto alla prima lettera e mi assicurano che daranno certamente una risposta.
Questa lettera ha una valenza importante di attenzione al tema. Ho chiesto 10 milioni per il risarcimento da ingiusta detenzione durata sei anni con l'accusa di banda armata conclusasi con una sentenza definitiva di assoluzione in Cassazione, sono stato in 13 carceri speciali, in detenzione estrema. Non so che decideranno, ma mi interessa ribadire che anche quando lo Stato con i suoi magistrati sbaglia, o lui o loro devono risarcire. Finora, da quando è entrata in vigore questa legge, nessun magistrato ha mai pagato per un suo errore".










