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di Lorenza Pleuteri

osservatoriodiritti.it, 3 luglio 2025

Le storie di Stefano, Jonella, Ezio e gli altri. Il dossier trasmesso al Parlamento fa il punto sulle richieste di indennizzo presentate da centinaia di uomini e donne tenuti in cella e poi scagionati. La somma complessiva che grava sulle casse dello Stato sfiora i 27 milioni di euro solo per il 2024. Ogni anno centinaia di persone chiedono allo Stato di essere indennizzate perché incarcerate ingiustamente, prosciolte al termine delle indagini preliminari o assolte nei processi.

Ingiusta detenzione: risarcimento al giorno e risarcimento massimo - Non tutte ottengono i risarcimenti massimi previsti, con un tetto fissato a 516.456,89 euro per i casi più pesanti, 1.286 euro al giorno. Spesso gli importi riconosciuti dalla magistratura sono inferiori a quelli richiesti da donne e uomini incolpevoli privati della libertà. A molti di loro il rimborso viene negato. In svariati casi i procedimenti si trascinano a lungo e con decisioni altalenanti.

Non era un omicida, andrebbe risarcito? - Per esempio. Stefano Binda è stato assolto in via definitiva dall’accusa di aver ucciso l’ex compagna di liceo Lidia Macchi, trovata senza vita il 7 gennaio 1987 in una zona boschiva vicino alla ferrovia di Cittiglio, nel Varesotto. L’omicidio è rimasto irrisolto. Nel settembre 2024 l’uomo ha ottenuto sulla carta il riconoscimento di un indennizzo di circa 212 mila euro, cifra tagliata di quasi un terzo rispetto a quella stabilita in prima battuta e relativa a tre anni e mezzo in cella, per la precisione 1.286 giorni. L’avvocatura di Stato ha impugnato il pronunciamento a lui favorevole e ha presentato ricorso in Cassazione. “Con i suoi silenzi - è la tesi - avrebbe contribuito all’errore sulla sua carcerazione”.

Calcolo del risarcimento per ingiusta detenzione e indagati eccellenti - Jonella Ligresti, figlia del potente immobiliarista Salvatore Ligresti, sempre nel settembre 2024 si è vista riconoscere 48.539,63 euro per 126 giorni di cella e otto mesi ai domiciliari, a fronte dei 97.079,23 calcolati dai legali. Indagata per false comunicazioni sociali e aggiotaggio, era uscita pulita dalla vicenda. Il carcere è stato ritenuto ingiusto anche per Ezio Stati, già assessore regionale in Abruzzo e tesoriere locale della Dc. Passò 15 giorni dietro le sbarre, arrestato per presunti reati connessi alla ricostruzione post terremoto 2009. Assolto con formula piena, dopo 14 anni, dovrebbe portare a casa 5.341 euro.

Bonus dovuto anche per pochi giorni in cella - Per un ragazzo egiziano, arrestato nel maggio 2021 per la presunta partecipazione al sequestro di un connazionale, la somma è stata fissata a 157 mila euro dalla magistratura di Milano. Si è fatto, da innocente, 669 giorni di galera. In sede di interrogatorio si avvalse della facoltà di non rispondere, non agevolando le indagini, ma tacere era un suo pieno diritto e non un ostacolo alle indagini e poi all’indennizzo. La Corte d’appello di Catania, altro caso ancora, ha accordato un rimborso economico al sindacalista Marco Faranda, nel 2018 chiuso in carcere per tre giorni e costretto in casa per altri tre, arrestato per una estorsione ipotetica e mai provata, scagionato con un “non luogo a procedere”.

Ingiusta detenzione, accolta quasi una richiesta di risarcimento su due - Quali privazioni e sofferenze hanno patito detenuti innocenti? Quante storie sbagliate si contano in Italia? E in che misura pesano i rimborsi sulle casse dello Stato e alla collettività? Risposte si trovato nelle singole ricostruzioni di traversie venute alla luce e nell’ultimo rapporto inviato al Parlamento dal ministero della Giustizia. Nel 2024 le Corti d’appello italiane hanno protocollato 1.154 nuove istanze e hanno esaminato e definito 1.293 richieste di indennizzo per ingiusta detenzione. Meno della metà, 589, sono state accolte (pari al 47,5%) con ordinanze favorevoli ai diretti interessati. Altre 643 (il 45,6%) sono state respinte e 61 (4,7%) dichiarate inammissibili.

Pioggia di istanze in Calabria e a Roma - I distretti in cui si concentrano i fascicoli aperti nel corso del 2024 sono Reggio Calabria (147 nuove domande arrivate), Roma (114), Catanzaro (108) e Napoli (98). A Bolzano è censita una sola richiesta di risarcimento, quattro sono targate Campobasso.

Ingiusta detenzione e risarcimento: i casi paradossali - Tra coloro cui l’indennizzo è stato negato, sempre l’anno scorso, figurano Luciano Di Marco e Anna Bonanno. Nel 2019 vennero ritenuti gli autori di una rapina a una gioielleria di Cerignola, in Puglia. L’uomo fu arrestato e chiuso in carcere 120 giorni. La donna, che aveva partorito da poco, andò ai domiciliari. Entrambi si dichiararono innocenti e furono scagionati da una perizia antropometrica. La Corte d’appello di Bari, cinque anni dopo, non ha concesso loro il bonus richiesto per l’ingiusta detenzione, perché avrebbero “colpevolmente omesso di rappresentare elementi a sostegno della loro innocenza”, discolpandosi “con inesattezze e imprecisioni macroscopiche”. L’avvocato difensore Domenico Peila, valutando l’opportunità di un riscorso, a caldo ha rimarcato: “Siamo al paradosso. Si imputa ai miei assistiti un fatto di cui sono loro stessi le vittime, in prima persona”.

Niente risarcimento se c’è la ‘ndrangheta sullo sfondo - Aveva rapporti di “stretta vicinanza” e di “notevole familiarità” con un boss della ‘ndrangheta. Per questo, sebbene non sia stato condannato e per due volte, un uomo di mezza età non ha ottenuto dalla Corte d’appello di Torino il risarcimento per ingiusta detenzione. Il “sospettato”, coinvolto in una maxinchiesta sulla presenza della criminalità organizzata calabrese in Piemonte, fu ammanettato il primo giugno 2011 e restò dentro fino al 14 novembre 2012. In seguito venne assolto in primo e in secondo grado, con una sentenza diventata irrevocabile nel 2016.

Le motivazioni della risposta negativa - Per i giudici chiamati a valutare la richiesta di indennizzo, si legge in un lancio dell’agenzia di stampa Ansa, fu il suo comportamento a far sorgere negli investigatori il grave “sospetto iniziale” della partecipazione all’organizzazione criminale nel mirino, poi non provata. Aveva scambiato numerose telefonate con uno dei boss condannati. L’interlocutore “riponeva in lui una notevole fiducia”, al punto da “renderlo partecipe di accadimenti interni a un mondo criminale solitamente riservato” e gli rivelava episodi “dai quali non prendeva le distanze ma sui quali, anzi, interloquiva commentando”.

Calcolo di risarcimento per ingiusta detenzione: in media 49 mila euro a persona - La media nazionale degli indennizzi è di 48.722 euro a persona risarcita, con ampie variazioni da zona a zona e da caso a caso. L’importo è più che doppio a Reggio Calabria (108.174 euro), quasi doppio a Palermo (90.285 euro), in linea a Salerno (47.077) e Venezia (47.391). Scorrendo la ripartizione degli esborsi, pari complessivamente a 26,9 milioni di euro per l’intero 2024, i distretti di Palermo, Reggio Calabria e Catanzaro fanno registrare indennizzi record rispettivamente con 4.785.080, 4.543.327 e 4.274.784 euro.

Che cosa prevedono le norme in materia - L’istituto della riparazione è regolato dall’articolo 314 del codice di procedura penale e prevede un diritto soggettivo dell’indagato al riconoscimento di un indennizzo per la custodia iniqua subita prima della lettura della sentenza. Non va confuso con l’errore giudiziario, disciplinato dall’articolo 643 in avanti e legato ad una condanna irrevocabile, successivamente ritenuta ingiusta.

Risarcimenti per ingiusta detenzione: ecco quando vengono concessi - Le ragioni di accoglimento delle richieste di ristoro economico riguardano nel 77,4% dei casi l’estraneità della persona ai fatti contestati, accertata con la pronuncia di sentenze di proscioglimento o assoluzione o con provvedimenti di archiviazione. La carcerazione è ritenuta ingiusta quando la non colpevolezza è dichiarata per non aver commesso il fatto contestato, perché il fatto non costituisce reato, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

L’altro 22,6% del via libera agli indennizzi si basa sull’illegittimità delle ordinanze cautelari che hanno determinato la detenzione. Non ci sono automatismi né concessioni a pioggia ed esistono dei “paletti”. La persona che presenta istanza non deve aver contribuito ad orientare le decisioni dei magistrati, consapevolmente o meno. E viene fatta pesare la condotta tenuta in fase di indagini e in sede processuale.

Pochi i magistrati perseguiti e sanzionati - Le statistiche sugli 89 procedimenti disciplinari avviati nei confronti di magistrati nel periodo 2017-2024, finalizzati ad accertare responsabilità per le ingiuste detenzioni, raccontano che sono stati inflitti un trasferimento punitivo e otto censure, a fronte di decine di assoluzioni e sei posizioni ancora in trattazione.