di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 19 aprile 2026
Le opposizioni: “Taglie da Selvaggio West. A un passo dall’Ice di Trump”. “Servirà una riflessione” ammette la maggioranza. Magi (+Europa) scrive a Mattarella. Il pasticcio è servito. L’emendamento al decreto Sicurezza, segnalato ieri dal manifesto, che riconosce un contributo economico ai legali che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio assistito è scritto male e andrà rifatto. Lo sa la maggioranza, tradita dalla fretta e dalla smania della rincorsa a destra. E lo sa il mondo forense che ritiene la norma inaccettabile e lesiva del diritto e della dignità professionale, da cancellare. D’altronde, è roba da remigrazione.
Il primo a prenderne le distanze è stato proprio il Consiglio nazionale forense, organo di rappresentanza istituzionale degli avvocati che, nel disegno della destra, dovrà farsi carico di corrispondere questi 615 a procedura trovati nei Fondi di riserva del Mef. “Il Cnf precisa di non essere mai stato informato di tale coinvolgimento”, hanno scritto, “Chiede che il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento”. Ancora più dure sono state le associazioni di avvocati, solo poche settimane fa in larga parte a sostegno del Sì al referendum: “La norma trasforma il difensore in uno strumento delle politiche governative di remigrazione”, ha detto l’Unione delle camere penali. “Tale norma determina un intollerabile conflitto di interessi tra il difensore e il proprio assistito”, ha contesta l’Associazione dei giovani avvocati, chiedendo lo stralcio dell’emendamento. L’Organismo congressuale forense, il sindacato degli avvocati, ha proclamato lo stato di agitazione. Anche la giunta dell’Anm ha espresso “sconcerto”.
E dentro lo stesso Cnf, i singoli consiglieri muovono le proprie critiche. Antonello Talerico, del distretto di Catanzaro, lo ha definito un “premio di produzione”. “L’avvocatura non fa la contabilità dei diritti negati. Tra l’altro con l’altro non credo che sia compatibile con i principi generali applicati sinora al Cnf”, mette a verbale Antonino Galletti, cassazionista e consigliere del Cnf.
Peggio ancora va a un’altra norma del decreto, quella che elimina il gratuito patrocinio per i ricorsi contro le espulsioni: “Di questo parla l’articolo 24 della Costituzione che sancisce il diritto alla difesa. Il livello di civiltà giuridica di un paese si misura nelle tutele che garantisce ai più fragili: un soggetto non può non essere tutelato solo perché non può permettersi un avvocato”, conclude Galletti.
Nella stessa maggioranza la consapevolezza che si dovrà intervenire c’è. “Servirà una riflessione. Ora il decreto va approvato così com’è, in futuro”, spiega Enrico Costa, neocapogruppo di Forza Italia a Montecitorio e di professione avvocato. Marco Lisei di FdI, senatore tra i firmatari dell’emendamento, pensa invece che si possa tirare dritto, respingendo le tesi avanzate da opposizioni e avvocatura: “Il testo è alla Camera, faranno le valutazioni lì. Ritengo non sia necessaria nessuna modifica”, spiega a questo giornale. Sul coinvolgimento del Cnf dice che verrà contattato in seguito, dal momento che questa possibilità diventerà effettiva dopo l’approvazione del decreto. Forse è anche consapevole che in discussione c’è una riforma dell’ordinamento forense da approvare che sta molto a cuore agli avvocati.
Che a Montecitorio la maggioranza non lo modificherà lo dicono i tempi, al massimo si servirà di una legge correttiva in seguito. Il decreto va convertito entro il 25 aprile e la Camera correrà per fare in tempo e superare l’ostruzionismo, annunciato, delle opposizioni. Ieri hanno depositato 1231 emendamenti, che saranno esaminati in un’unica seduta di commissione lunedì, dalle nove di mattina a tarda sera. “Una vergogna normativa”, ha detto la dem Debora Serracchiani dell’emendamento della discordia.
Riccardo Magi di +Europa lo ha definito “una taglia da Selvaggio West” che porta l’Italia “a un passo dall’Ice di Trump. Remigrazione mascherata”. Per denunciare l’esame sommario del testo riservato ai deputati Magi ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella: “Una scansione dei tempi che desta seria preoccupazione sul piano della democrazia”. Si inizia martedì in aula e verrà posta la fiducia. Si preannuncia una lunga settimana.











