di Lorenzo Sangermano
La Repubblica, 23 dicembre 2022
E in alcuni Paesi il politico-virtuale già esiste. Lo rivela una ricerca dell’università spagnola IE University. Il primato alla Cina con il 75%, favorevoli al 66% in Spagna e al 59% in Italia. Ma dalla Danimarca alla Nuova Zelanda, l’intelligenza artificiale è già approdata ai seggi.
I politici? L’intelligenza artificiale, nel futuro, potrebbe sostituire anche loro. Una prospettiva che sembra piacere alla maggioranza degli italiani. Almeno, questo è quanto emerge da uno studio della IE University, secondo il quale il 59% dei nostri connazionali sarebbe favorevole. Una percentuale non lontana da quella rilevata tra i cinesi: il 75% vorrebbe la sostituzione dei politici con i computer.
Spagna e Italia prime in Europa - Svolto su circa tremila persone provenienti da 11 paesi diversi, il report nel 2021 ha interrogato la platea su più argomenti, dall’intelligenza artificiale al voto via Internet. In cima alla classifica si posizionano i cittadini cinesi con il 75 per cento di approvazione. All’apice europeo invece compare la Spagna, dove l’idea raccoglie un supporto del 66 per cento. A seguirla compare proprio l’Italia. Un’idea non ben vista invece in Gran Bretagna e Stati Uniti, dove il il 69 e il 60 per cento degli intervistati si sono opposti alla proposta.
Ma quanto è lontana la possibilità di un Parlamento svuotato? In realtà, meno di quello che si possa pensare. Solo pochi mesi fa, in occasione delle elezioni in Danimarca, i partiti storici del paese hanno dovuto sfidare un avversario imprevisto. Infatti, come proprio candidato, il Partito Sintetico ha presentato un’intelligenza artificiale, Leader Lars. Programmata per dare voce al 20 per cento della popolazione che non vota, il programma poteva conversare con gli elettori, ascoltare i loro pareri ed evolversi. Non abbastanza, però, per avere i voti necessari a candidarsi.
Al di là dell’Atlantico, negli Stati Uniti la Ong The Society Library ha avviato il progetto “AI politician”. Tutto nasce dalla piattaforma “Internet Government”, una banca dati che per l’azienda ha lo scopo di rendere il processo legislativo più veloce e vicino alla prospettiva di ogni singolo cittadino. Al suo interno verranno contenute non tanto le idee, quanto le prospettive di ogni singolo cittadini. Secondo l’Ong non sarà più necessario votare politici che abbiano il compito di rappresentare le proprie idee. Bastano pochi click, scrivere le proprie preoccupazioni e idee e il gioco è fatto. Premendo invio, il programma sarebbe in grado di restituire una prospettiva unica e generale. “È politica senza la politica, e senza i politici”, recita il sito. “Non dipenderemo più dalla maggioranza - continua l’Ong - ma da un più sofisticato principio matematico che possa determinare quali soluzioni legislative affrontino tutte le preoccupazioni legittime. Non dobbiamo andare d’accordo, ma trovare compromessi e andare avanti”.
Il politico virtuale della Nuova Zelanda - Sul fronte australe a battere tutti è Sam, il primo politico virtuale neo-zelandese. Presentato nel 2017, al tempo in programma era in grado di comunicare con i cittadini attraverso Facebook Messenger. Con gli anni, in preparazione per le elezioni del 2020, Sam si è evoluto diventando un programma a tutti gli effetti. “Ciao, sono Sam, il mio obiettivo è intraprendere un dialogo costruttivo con i neo-zelandesi - così si presenta l’intelligenza artificiale -. Vi ascolto e farò del mio meglio per rappresentarvi nel sistema parlamentare. Sono davvero neutrale e tratto equamente ogni cittadino”.
Mentre il Parlamento europeo rincorre la speranza di un accordo sull’intelligenza artificiale e la sua regolamentazione, all’inizio di dicembre OpenAI ha rilasciato una chatbot in grado di dialogare in maniera sorprendente con gli utenti. Magari, tra qualche anno, anche di governarli.










