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Il Dubbio, 28 settembre 2026

Le captazioni nel carcere di Perugia non sarebbero state utilizzate né trascritte. Il procuratore generale ha aperto un fascicolo autonomo. “La segretezza del colloquio tra difensore e assistito è connotata dalla stessa sacralità della confessione religiosa”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene sulle intercettazioni eseguite nelle sale riservate agli incontri tra detenuti e avvocati all’interno del carcere di Perugia “Capanne”. Il Guardasigilli ha risposto a due interrogazioni scritte presentate dal deputato di Più Europa Riccardo Magi e dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin. Dalle relazioni acquisite risulta che le conversazioni estranee all’indagine non sarebbero state utilizzate, trascritte o riassunte. Per Nordio, tuttavia, questa circostanza non riduce la gravità dell’accaduto.

L’indagine su una professionista forense - Le attività di intercettazione erano state autorizzate nell’ambito di un procedimento penale riguardante un’avvocata indagata per gravi ipotesi di reato. Il provvedimento consentiva di captare i colloqui tra la professionista e un detenuto da lei assistito nella casa circondariale perugina. Durante la predisposizione dell’attività investigativa era emersa la presenza di quattro sale destinate agli incontri tra detenuti e difensori. Non essendo possibile sapere anticipatamente quale ambiente sarebbe stato utilizzato per il colloquio oggetto dell’indagine, senza compromettere la segretezza dell’operazione, le apparecchiature furono attivate in tutte e quattro le stanze. Questa scelta avrebbe determinato la possibile registrazione anche di conversazioni tra altri avvocati e i rispettivi assistiti, del tutto estranei al procedimento.

Non è noto il numero dei colloqui registrati - La documentazione trasmessa al ministero non consente, allo stato, di stabilire con precisione quanti colloqui diversi da quello autorizzato siano stati effettivamente captati. Secondo le relazioni dell’autorità giudiziaria, i contenuti estranei non sono stati impiegati né nell’attività investigativa né nel procedimento penale. Non risultano trascrizioni, sintesi o riferimenti a quelle conversazioni negli atti d’indagine. Lo stesso procuratore competente ha escluso che siano stati adottati provvedimenti giudiziari sulla base delle informazioni eventualmente acquisite attraverso le registrazioni non pertinenti.

Nordio: “Non potevano essere ascoltati” - Per il ministro, la mancata utilizzazione processuale non è sufficiente a superare il problema. “Le conversazioni di un difensore terzo rispetto a un procedimento non possono essere ascoltate”, sottolinea Nordio, ricordando che la loro utilizzabilità è comunque esclusa dal codice. Il nodo, quindi, non riguarda soltanto il possibile impiego delle registrazioni in un processo. Investe la tutela della riservatezza del rapporto tra difensore e assistito, considerata una componente essenziale del diritto di difesa. Il Guardasigilli ritiene necessario ricostruire integralmente la vicenda, verificare se l’attività degli uffici e degli organi delegati sia stata conforme alla normativa e accertare l’esistenza di eventuali responsabilità.

Aperto un fascicolo autonomo - Il procuratore generale ha disposto l’iscrizione di un fascicolo autonomo ai sensi dell’articolo 17 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, con l’obiettivo di approfondire le questioni emerse. Ha inoltre incontrato il presidente della Camera penale di Perugia e quello del locale Ordine degli avvocati, assicurando la massima attenzione istituzionale su fatti ancora in fase di verifica. Anche l’amministrazione della Giustizia ha disposto specifici approfondimenti, attualmente in corso. Se dovessero emergere condotte disciplinarmente rilevanti attribuibili ai magistrati coinvolti, il ministero valuterà le iniziative conseguenti.