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di Emilio Pucci

Il Messaggero, 24 giugno 2024

Il ddl Nordio oggi in aula alla Camera. L’opposizione annuncia battaglia, ma il Terzo polo: “Pronti a votare sì”. “Siamo in dirittura d’arrivo. È stato un percorso non travagliato ma lungo, a causa di sovrapposizioni con altre iniziative in Commissione, ora arriva all’approvazione definitiva”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ieri ha ricordato che il disegno di legge che porta la sua firma è ormai alle battute finali. Domani approda nell’Aula di Montecitorio per la discussione generale ma il via libera in realtà ci sarà a luglio, per permettere il contingentamento dei tempi ed evitare - la linea del governo - l’ingolfamento dei lavori della Camera che dovrà da qui alla pausa estiva convertire i decreti in scadenza.

Il testo non cambierà, non sono previste ulteriori modifiche da parte della maggioranza. Il provvedimento (approvato dal Consiglio dei ministri nel giugno dell’anno scorso) ha avuto il semaforo verde del Senato il 13 febbraio con 104 voti a favore e 56 contrari. Cinque giorni fa si è chiusa con una notturna la maratona della commissione giustizia della Camera: dopo dieci ore d’esame sono stati respinti tutti gli emendamenti che erano stati presentati dall’opposizione.

La novità più importante è l’abolizione dell’abuso d’ufficio (reato commesso da chi abusa del proprio potere mentre ricopre un incarico pubblico e proprio per questo finito da anni nel mirino di sindaci e amministratori locali) avallata anche dalla direttiva Ue anticorruzione che ha lasciato gli Stati liberi di decidere quali strumenti legislativi adottare. L’Italia dispone di “un arsenale normativo penale di ben 17 articoli contro la corruzione, un’autorità (l’Anac, ndr) che si occupa in termini preventivi, una giurisdizione che annulla gli atti quando sono viziati e un’autorità civile che consente il risarcimento del danno”, ha sottolineato nei giorni scorsi il Guardasigilli. Dunque, nessun allarme, è la tesi.

“Abbiamo più volte annunciato l’intenzione di rispettare la data del 24 giugno per l’approdo in Aula del ddl”, spiega il presidente della Commissione Ciro Maschio di Fdi. Tuttavia, così come è avvenuto in Commissione anche nell’emiciclo le forze che non sostengono l’esecutivo sono pronte alla battaglia. Un altro scontro alle porte, quindi. Si smarcherà solo il Terzo Polo. “Non presenteremo richieste di modifiche proprio perché il provvedimento va approvato rapidamente”, dice Enrico Costa di Azione.

L’abuso di ufficio - sottolinea l’azzurro Pietro Pittalis - “è un reato spesso utilizzato come grimaldello da certi Pm per entrare a gamba tesa su competenze che spettano ad altri poteri dello Stato, che ha determinato solo la cosiddetta paura della firma, bloccando le pubbliche amministrazioni e le opere necessarie per ammodernare il nostro sistema infrastrutturale”. “Le condanne - rimarca il leghista Davide Bellomo - rappresentano appena lo 0,3% delle migliaia di fascicoli aperti ogni anno, delle indagini avviate e dei processi celebrati. Questo scenario non solo appesantisce il sistema giudiziario, ma infligge anche un pesante fardello sui cittadini e sui pubblici funzionari, spesso esposti alla gogna mediatica e, in alcuni casi, costretti alle dimissioni”.

Oltre all’abrogazione del delitto di abuso d’ufficio, previsto dall’articolo 323 del codice penale, c’è la riformulazione del reato di traffico di influenze illecite (le relazioni del mediatore con il pubblico ufficiale devono essere effettivamente sfruttate e non solo vantate, e devono essere esistenti e non solo asserite), il rafforzamento della tutela della libertà e della segretezza delle comunicazioni del difensore, con l’estensione del divieto di acquisizione da parte dell’autorità giudiziaria anche ad ogni altra forma di comunicazione, diversa dalla corrispondenza, intercorsa tra l’imputato ed il proprio difensore.

Si introduce inoltre una stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni, ammessa “solo nel caso in cui il contenuto delle stesse sia stato riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento e venga utilizzato nel corso del dibattimento”. Per la polizia giudiziaria sarà vietato “riportare nei verbali d’intercettazione i dati relativi a soggetti diversi dalle parti, salvo che risultino rilevanti ai fini delle indagini”, così come “per il giudice è vietato acquisire nello stralcio le registrazioni e i verbali di intercettazione che coinvolgano soggetti diversi dalle parti, salva la dimostrazione della loro rilevanza” e pure per il pubblico ministero “è vietato indicare nella richiesta di misura cautelare i dati personali di soggetti diversi dalle parti coinvolti in conversazioni intercettate”.

Altre rilevanti novità di ordine processuale, riguardano la previsione della collegialità del giudice della misura cautelare della custodia in carcere, e l’interrogatorio preventivo nei casi di applicazione della misura cautelare. Si reintroduce, infine, l’inappellabilità da parte del pm delle sentenze di assoluzione per alcuni reati.