di Liana Milella
La Repubblica, 7 luglio 2023
Il Guardasigilli pronto a ulteriori modifiche al suo disegno di legge che già contiene il divieto di pubblicare gli ascolti. Il testo non è ancora arrivato al Senato, ma potrebbe contenere subito misure più drastiche. “Le intercettazioni? Sono una barbarie”. “Contro l’abuso che se ne fa noi non vacilleremo”.
Poi la promessa di non toccare “solo” quelle su mafia e terrorismo. Che la stessa premier Giorgia Meloni definisce “fondamentali”. Ma su tutte le altre - oggi possibili per i reati puniti oltre i cinque anni - il Guardasigilli Carlo Nordio ha intenzione di intervenire il prima possibile, e con misure drastiche. Visto che, come lui stesso continua a ripetere, “costano 200 milioni di euro l’anno”. E potrebbe già farlo sfruttando il suo stesso disegno di legge che ha avuto il via libera da palazzo Chigi il 16 giugno, ma non è ancora arrivato in Parlamento. Lo aspettano al Senato, nella commissione Giustizia presieduta da Giulia Bongiorno. Il luogo giusto visto che proprio lì la responsabile Giustizia della Lega ha fatto ben 46 audizioni sulle intercettazioni e sta lavorando a una relazione finale.
Ma Nordio, sempre nello stesso disegno di legge, potrebbe ulteriormente operare una stretta sulle indagini preliminari, aumentando ulteriormente il loro grado di segretezza, con la conseguenza di vietare drasticamente qualsiasi pubblicità sia all’iscrizione di un indagato, sia all’avviso di garanzia, punendo di pari passo in modo pesante l’eventuale pubblicazione arbitraria di atti ancora coperti dal segreto che oggi è solo un reato bagattellare, punito con una contravvenzione evitabile pagando pochi euro.
Il caso Santanché, e le polemiche sulla sua indagine a Milano, forniscono l’occasione giusta per attuare i propositi “garantisti” di Nordio, su cui del resto il ministro ha più volte parlato da quando è entrato in via Arenula. Il suo disegno di legge non è che l’antipasto di una “manovra” sulla giustizia che, da un lato, rende sempre più segreta l’indagine, e dall’altra blocca la pubblicità delle intercettazioni. Già adesso il testo contiene il divieto di pubblicare gli ascolti a meno che essi non siano contenuti “nella motivazione di un provvedimento o utilizzati nel corso del dibattimento”. Ecco poi la tutela dei cosiddetti “terzi” che finiscono nelle intercettazioni perché citati da chi parla. Il disegno di legge Nordio stabilisce che “è dovere del giudice di stralciare le intercettazioni includendovi, oltre ai già previsti dati personali sensibili, anche quelli relativi a soggetti diversi dalle parti, fatta salva l’ipotesi che essi risultino rilevanti ai fini delle indagini”. A questo si aggiunge l’obbligo di interrogare la persona prima di arrestarla. Un interrogatorio definito “di garanzia” ma che ovviamente comporta dei rischi, come un possibile inquinamento delle prove, la distruzione di materiale utile alle indagini, nonché la stessa fuga dell’indagato.
Ma è sulle intercettazioni che il Guardasigilli Nordio ha in mente di intervenire, sfruttando l’approfondimento in corso al Senato. Non può e non intende toccare quelle per i reati gravi e gravissimi, mafia e terrorismo, che la stessa premier, ancora ieri, ha definito “fondamentali”, ma i suoi uffici lavorano sull’ipotesi di ridurre tutte le altre, eventualmente alzando il tetto dei 5 anni. Si tratta di un intervento molto delicato, che ovviamente avrebbe una ripercussione anche sulle indagini in corso. Soprattutto per i reati contro la pubblica amministrazione oggi ovviamente intercettabili.
Una rapida scorsa al titolo secondo del codice penale fa capire subito che tagliare le intercettazioni per questi reati non sarà facile. Il peculato punito fino a 10 anni. La concussione punita da sei a 12 anni. La corruzione per l’esercizio della funzione da tre a otto anni. La corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio da sei a 10 anni. La corruzione in atti giudiziari da sei a 12 anni, ma fino a vent’anni nei casi più gravi. L’indebita induzione a dare o promettere utilità punita da sei anni a 10 anni e sei mesi. Dunque tutti reati intercettabili. Si tratta dunque di un intervento delicatissimo. Ma su cui via Arenula è in piena azione.










