di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Giustizia, il viceministro Sisto: “La riforma Cartabia aiuterà la giustizia: ognuno ora faccia la sua parte. Ha lo scopo di accelerare il processo penale e il civile. Per questi obiettivi è stato indispensabile rivedere alcune abitudini”. Una riforma “organica”, “frutto di una visione moderna”: così il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, definisce la Riforma Cartabia, difendendo anche quelle novità che fanno storcere il naso ai magistrati ma “che finalmente si preoccupano anche delle garanzie della difesa”. Così come farà la riforma che verrà sulle intercettazioni. Mentre sulla procedibilità a querela annuncia correttivi del Governo, per escluderne l’applicabilità ai contesti mafiosi.
La Riforma Cartabia è entrata in vigore da pochi giorni ma Procure e Tribunali lamentano che non erano ancora pronti...
“La riforma Cartabia ha lo scopo di accelerare il processo penale e il processo civile. Per raggiungere questi obiettivi è stato indispensabile rivedere alcune “abitudini” pluriennali. A tali novità ci si deve abituare e devono essere fortemente sostenute, per consentire alla giustizia di essere più a misura di cittadino e per dare il via libera agli aiuti europei del Pnrr. Si è trattato di un intervento in stato di necessità, scritto con un costante confronto fra tutte le categorie interessate. Accanto alle riforme normative ci sono quelle logistiche come il rafforzamento degli organici, l’aumento di magistrati e personale amministrativo, l’ufficio del processo, l’investimento massiccio sulla informatizzazione della giustizia. Bisogna che la giustizia torni ad essere “amica” di chi è per bene, che si perda il timore irrazionale del contatto con le aule, che il ruolo di garanzia del giudice prevalga sul protagonismo della pubblica accusa”.
Anche per la Riforma del processo civile, in vigore dal 28 febbraio, ci sono dubbi sulla fattibilità. Il ministero ha assicurato il completamento dei sistemi informatici: è realistico?
“L’anticipazione del vigore della riforma civile è stata richiesta dalla Commissione europea e non c’è stata alternativa nonostante il Ministero avesse ipotizzato soluzioni progressive. Il Dipartimento competente offre ampie assicurazioni sulla disponibilità dei sistemi informatici utili per il varo della riforma”.
Torniamo al processo penale: da avvocato, quale novità considera più importante?
“Il sistema penale ha finalmente ricevuto una riforma organica e non più “a macchia di leopardo”. Gli interventi hanno abbracciato l’intero panorama del processo, con costante riferimento anche alle osservazioni, pure critiche, espresse da dottrina e giurisprudenza. Le novità in tema di indagini preliminari, di criteri per le sentenze di proscioglimento del gup, ma soprattutto quelle relative al sistema sanzionatorio, sono frutto di una visione moderna, con conseguenze sulla speditezza molto rilevanti. Il meccanismo delle iscrizioni al registro degli indagati è finalmente regolamentato e controllabile, il rinvio a giudizio perde il suo carattere di quasi automatismo, viene spezzato il binomio pressoché esclusivo fra libertà e carcere. In definitiva, vengono riportati alla luce i principi costituzionali della presunzione di non colpevolezza, della funzione rieducativa della pena, del processo giusto e di ragionevole durata”.
Il procuratore di Bari, Roberto Rossi, e i suoi aggiunti ritengono “quasi asfissiante” la possibilità di controllo dei procuratori generali sui pm e temono che i pm saranno più attenti a non cadere in violazioni disciplinari che a svolgere le indagini serenamente.
“Se ciascuno svolge il suo compito rispettando le regole, si tratti di avvocati, magistrati, personale amministrativo, un sistema di verifica/controllo non solo non deve preoccupare ma consente, anche in via preventiva, di offrire maggiore efficienza al sistema. A chi teme i controlli dico: mettiamocela tutta per renderli superflui con un adempimento puntuale ai compiti di ciascuno”.
Anche sui tempi delle indagini preliminari, i procuratori sono stati critici. La discovery anticipata degli atti è un danno per le indagini o una garanzia per gli indagati?
“È una riforma che, finalmente, si preoccupa anche delle garanzie della difesa. La maggiore velocità delle indagini modella una giustizia capace di superare più rapidamente l’alternativa fra innocente o colpevole, con indubbio vantaggio, da un lato ,per chi nulla ha commesso; dall’altro per il rapido accertamento della responsabilità, anche nell’interesse delle persone offese. C’è un dato, certificato da fonti ministeriali, per cui la maggior parte dei processi è andata incontro alla estinzione per prescrizione proprio per l’eccessiva durata delle indagini”.
Il fatto che il gup possa rinviare a giudizio solo con “una ragionevole previsione di condanna” è stato accolto con soddisfazione. dagli avvocati.
“Durante i lavori preparatori della riforma si è ritenuto correttamente di collegare il rinvio a giudizio ad una qualificata e ponderata scelta del giudice di prevedibile responsabilità dell’imputato. Anche qui è notoria la vigenza, nelle udienze preliminari ante-riforma, del maccheronico broccardo “un rinvio a giudizio non si nega a nessuno”, con conseguente rarità delle sentenze di proscioglimento. Più che di rinvio a giudizio dell’imputato per esserne ipotizzata la responsabilità, si è fino ad oggi assistito ad un rinvio al giudice del dibattimento ai limiti del pilatesco. Tanto da rendere praticamente inutile il passaggio dall’udienza preliminare. Oggi non è più così”.
L’allargamento dei reati procedibili a querela scarica la responsabilità sulle vittime, come sostengono i procuratori?
“L’ampliamento delle ipotesi di procedibilità a querela è stato uno degli strumenti per liberare il nostro sistema da una lentezza intollerabile. Esistono già numerosi reati procedibili a querela, con la conseguenza che il processo penale può attivarsi solo ad impulso di parte. Anche qui, è necessario che le nuove regole siano messe in condizione di girare a pieno regime, fermo che su temi “chirurgici” è giusto intervenire per migliorarne la qualità applicativa. Per esempio, come discusso ieri in Consiglio dei Ministri, chiarire normativamente che va esclusa la procedibilità a querela in contesti mafiosi o terroristici ovvero consentire sempre l’arresto in flagranza obbligatorio, richiedendo la querela solo per l’emissione dell’eventuale provvedimento cautelare del giudice. Si tratta di aggiustamenti che il Ministero ha preso immediatamente in considerazione, ponendo rimedio a disagi applicativi riconosciuti. Sostenere, però, che la riforma del processo favorisca la criminalità è una bugia”.
Oltre la riforma resta il nodo delle intercettazioni: fin dove arriverà la stretta del Governo?
“Nessuno intende disconoscere, per i reati più gravi, il fondamentale apporto delle intercettazioni telefoniche. Ma davvero per gli altri illeciti non è possibile limitarne l’uso (vedi trojan), riducendo la spesa di circa 200 milioni di euro all’anno? Cercare l’equilibrio tra l’invasività dello strumento di indagine e la gravità del reato, a tutela della riservatezza di matrice costituzionale, ritengo sia uno sforzo che, con l’apporto equilibrato di tutti, possa e debba essere prodotto”.









