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di Valentina Stella

Il Dubbio, 10 luglio 2026

“Emendamento Melillo”, è stallo. Anche sulla Giornata per le vittime di errori giudiziari il Parlamento resta paralizzato. È ancora stallo in merito all’”emendamento Melillo” alla legge di conversione del decreto legge “Giustizia e Patto Ue su migrazione e asilo” presentato da Fratelli d’Italia e volto a ripristinare la cosiddetta “pesca a strascico” in materia di intercettazioni. Ieri Forza Italia si è riunita sotto la conduzione dei capigruppo di Senato e Camera, rispettivamente Stefania Craxi ed Enrico Costa, con le prime fila che seguono i dossier giustizia, come il senatore Pierantonio Zanettin.

Durante l’incontro è stata ribadita la contrarietà alla modifica al 270 codice procedura penale così come ipotizzata dal senatore meloniano Gianni Berrino che ha fatto sue le preoccupazioni della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Al termine del faccia a faccia è stato dato mandato ai capigruppo di interloquire con gli alleati di Governo, ma mettendo sul tavolo della discussione tutti i dossier giustizia, compreso il ddl sulla prescrizione, arenatosi al Senato, così come quello sugli smartphone bloccato alla Camera dall’emendamento Colosimo.

Insomma sarà molto probabilmente un lavoro di bilanciamento e di “do ut des” rispetto a tutto quello che c’è in ballo. Il tempo non è molto perché si dovrebbe votare nelle commissioni riunite la prossima settimana. Ma è proprio dentro Forza Italia che albergano diverse sensibilità sempre in tema di giustizia. Una dualità che all’interno del partito di Antonio Tajani non viene letta tuttavia come una contraddizione, ma come la necessità di rispondere a varie esigenze sia sul piano della sicurezza che su quello dei diritti individuali. Da una parte Marta Fascina, ex compagna di Silvio Berlusconi, prima firmataria di una proposta di legge che interviene sul codice penale in materia di imputabilità dei minori abbassando da 14 a 13 anni l’età dell’imputabilità.

“Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 13 anni”, si legge. Il relatore è il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis ed è stata incardinata due giorni fa in Commissione Giustizia della Camera. La norma ribattezzata “anti-maranza” nasce, ha spiegato proprio Pittalis, “per dare un segnale” nel contrasto al fenomeno delle baby gang visto che la criminalità fa sempre più ricorso a questi minori. Molto duro il commento del capogruppo di Avs in commissione Giustizia Devis Dori che ha parlato di “vero mostro giuridico” aggiungendo: “Non è bastato il decreto Caivano e tutto ciò che ne è conseguito, con il sovraffollamento degli istituti penali minorili: la destra prosegue la sua rincorsa di Vannacci producendo obbrobri. Mi appello a tutta l’avvocatura, Consiglio nazionale forense, Organismo congressuale forense e tutte le associazioni forensi affinché si oppongano in maniera netta a questa ulteriore deriva panpenalistica della destra”.

Sempre rimanendo in casa azzurri, invece a Palazzo Madama, i senatori Maurizio Gasparri e Pierantonio Zanettin hanno presentato qualche mese fa un ddl per introdurre il reato di “attentato alla sicurezza dei trasporti con finalità di terrorismo” sull’onda dei sabotaggi che avevano mandato più volte in tilt la circolazione dei treni nel mese di febbraio. In pratica era scattato il riflesso pavloviano di dar vita ad una norma legata ad una falsa emergenza. Quello che stupisce è che tutto ciò provenga da Forza Italia, che pare voler rincorrere, se non sorpassare, Lega e Fratelli d’Italia sull’autostrada del populismo penale. Anche se, spiegano fonti del partito, “garantismo e sicurezza non sono principi confliggenti”.

Ma da osservatori esterni ci appare più nelle corde di Forza Italia, invece, la richiesta di accelerazione che c’è stata proprio da parte di Pittalis per riprendere la discussione sempre in commissione Giustizia a Montecitorio della pdl per l’istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari. Tuttavia anche qui c’è da registrare uno stallo: figura nel calendario dei lavori dell’Assemblea, a partire dal 14 luglio, il seguito dell’esame della proposta di legge ma in quota opposizione, ossia nel testo della pdl a firma del deputato di Italia Viva Davide Faraone. Ovviamente questo testo non è destinato a passare in quanto già in commissione si era giunti nell’aprile 2025 ad un testo unificato delle tre pdl sul tema, a firma Faraone, Pittalis, Bisa (Lega). Allora non c’erano i presupposti per votare i 37 emendamenti né quindi per dare mandato ai relatori. Situazione che si è riproposta anche due giorni fa. Insomma sulla giustizia emergono sempre divisioni, anche su una norma di buon senso come questa che aveva visto in termini di principio tutti d’accordo. Figuriamoci cosa potrà accadere sull’”emendamento Melillo”.