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Il Dubbio, 25 maggio 2026

Sottani attiva i poteri di vigilanza dopo le notizie sui colloqui tra difensori e detenuti: “Nessun uso processuale non autorizzato”. La Procura generale di Perugia ha attivato i propri poteri di vigilanza dopo le notizie di stampa sulle presunte intercettazioni di colloqui tra difensori e detenuti nell’ambito di un’indagine della Procura perugina. A comunicarlo è il procuratore generale Sergio Sottani, intervenuto con una nota per chiarire lo stato degli accertamenti e il perimetro delle verifiche in corso. Il caso riguarda le notizie pubblicate lo scorso 20 maggio da un quotidiano nazionale, che ha riportato un’intervista al difensore di un’avvocata sottoposta a indagine dalla Procura di Perugia. L’ipotesi accusatoria, così come riferita dagli organi di informazione nei giorni precedenti, sarebbe quella di concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

Le notizie sulle presunte intercettazioni dei colloqui difensivi - Secondo quanto rappresentato dal difensore nell’intervista citata dal comunicato, nell’ambito dell’indagine sarebbero state autorizzate intercettazioni dei colloqui con il cliente. Sempre secondo quella ricostruzione, le captazioni si sarebbero poi estese anche ad altri colloqui difensivi e a soggetti estranei al procedimento. Una prospettazione che ha immediatamente sollevato un tema delicatissimo: la tutela della riservatezza del rapporto tra avvocato e assistito, presidio essenziale del diritto di difesa. Nel comunicato, Sottani precisa di non essere mai stato in precedenza investito della questione e di aver attivato subito i propri poteri di vigilanza per acquisire “dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti”.

Sottani: acquisiti dati dal procuratore perugino - Le prime informazioni, si legge nella nota, sono state fornite tempestivamente dal procuratore di Perugia, che si è attivato per ricostruire il “mosaico fattuale e tecnico” nel quale sono maturate le operazioni di captazione delle conversazioni in ambiente reclusorio. L’approfondimento riguarda anche le modalità di riversamento, su supporti telematici, del materiale acquisito. Un passaggio rilevante, perché proprio la gestione tecnica delle registrazioni e dei relativi supporti può incidere sulla verifica dell’eventuale presenza di captazioni non rituali o comunque non utilizzabili. La Procura generale assicura inoltre attenzione ai deliberati dell’Avvocatura sul tema. “Ogni contributo espresso sullo specifico argomento dai deliberati dell’Avvocatura è oggetto della massima attenzione e considerazione da parte di questo Procuratore Generale”, si legge nel comunicato.

“Nessun uso processuale di intercettazioni non autorizzate” - All’esito delle prime notizie raccolte, che lo stesso procuratore generale definisce connotate da “fisiologica provvisorietà”, Sottani chiarisce un primo punto: “Non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione”. Il comunicato aggiunge però che, se dovesse essere effettivamente accertata la presenza di intercettazioni irrituali, si dovrà procedere alla loro distruzione secondo le forme previste dal codice di procedura penale.

Una ricostruzione ancora provvisoria - Sottani invita alla prudenza, sottolineando che gli accertamenti sono ancora in corso e che il quadro emerso dalle prime verifiche non sarebbe pienamente coincidente con quanto apparso sugli organi di informazione. “Corre comunque l’obbligo di avvertire che, allo stato, le prime notizie raccolte su quanto segnalato sembrano delineare una situazione che, pur in attesa di ulteriori approfondimenti, non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione”, afferma il procuratore generale.