sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 29 luglio 2026

Questa mattina il presidente del Senato La Russa si esprimerà sull’ammissibilità degli emendamenti al decreto Patto Ue, in aula a Palazzo Madama senza relatore, da approvare alla Camera entro l’11 agosto. Il passaggio è delicato a causa dello scontro in corso tra Fratelli d’Italia e Forza Italia sulle “intercettazioni a strascico”, che gli azzurri non hanno alcuna intenzione di votare e che FdI ha ripresentato in aula. Ma, di riflesso, si intreccia anche alla partita della legge elettorale. L’emendamento, che propone di ampliare l’utilizzo degli audio acquisiti in un’indagine anche ad altri procedimenti, è sostenuto dai meloniani su spinta del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.

Fi ha ribadito ancora ieri il proprio niet: “Siamo contrari anche perché sarebbe una contraddizione, il centrodestra ha approvato un testo (la legge del 2023, ndr) che ora qualcuno vuole cambiare”, ha detto il segretario Tajani. Dopo giorni di tensione, che hanno portato a fermare i lavori in commissione, il braccio di ferro si dovrebbe sciogliere con l’intervento di La Russa. La proposta dovrebbe essere dichiarata inammissibile per estraneità alla materia, così da buttare la palla in tribuna e scongiurare divisioni. FdI lo ha depositato per salvare la faccia, ma allo stesso modo quattro proposte sono arrivate da Pd e M5S, favorevoli alla misura. “Se le dichiarassero inammissibili, sarebbe una decisione saggia” diceva ieri il senatore azzurro Pierantonio Zanettin, ma anche tra i meloniani la decisione veniva già data per certa. Stessa sorte potrebbe toccare a un emendamento della Lega che mira a restringere le maglie dei ricongiungimenti familiari. Di norma sarebbe omogeneo al resto del decreto, ma in materia qualche dubbio è trapelato dal Quirinale.

L’altro fronte aperto è quello della legge elettorale. Ieri si sono concluse le 26 audizioni sul Melonellum quater, che è arrivato a Palazzo Madama, e oggi dovrebbe essere fissato il termine degli emendamenti. Dalla data si avrà indicazione di ciò che ha intenzione di fare la maggioranza, a partire dalla spinosa faccenda delle preferenze che ha mandato sotto il governo a Montecitorio. I meloniani spingono per depositare gli emendamenti entro la pausa estiva, così da iniziare a votare i primi di settembre per chiudere la riforma. FdI e Noi moderati infatti intendono ripresentare le preferenze anche al Senato. Ma dopo i franchi tiratori della Camera, Forza Italia non è in grado di assicurare la tenuta del gruppo: al Senato il voto è palese, ma potrebbe esserci un nuovo voto segreto nella terza lettura a Montecitorio. “Quando sarà depositato, lo esamineremo senza pregiudizi ma è una tempesta in un bicchier d’acqua”, ha detto ieri Tajani. In modo sibillino ha aggiunto: “La tenuta della maggioranza non dipende da due emendamenti”. Ieri sera il segretario azzurro ha portato i suoi parlamentari a cena al circolo di Tiro al volo a Roma, mentre oggi riunirà alle 14 i senatori per discutere del da farsi. Roberto Rosso, delegato azzurro per la riforma, esporrà sul meccanismo delle preferenze, in questa legge e rispetto al passato: non esistono alle elezioni politiche dal 1994, anno di esordio di Forza Italia. Poi Tajani cercherà di rassicurare i senatori, che già riflettono sulla difficoltà di dare un voto contrario alla luce del sole.

Nel gruppo azzurro allora si valuta la contromossa per ostacolare FdI: presentare nuovi emendamenti contro l’indicazione del governo di non modificare ulteriormente la riforma. La forzatura di Meloni, d’altronde, è vista come un modo di piegare gli alleati: le preferenze sarebbero indispensabili per evitare il rischio di incostituzionalità. Le forzature riguardano anche le circoscrizioni estere, che la maggioranza ha ridotto nella speranza di rosicchiare qualche parlamentare, e la norma voluta da Fi contro le piccole liste. Di certo ci sarà un emendamento per inserire la parità di genere, tra i motivi ha mandato sotto la maggioranza alla Camera.