di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 1 febbraio 2023
I due magistrati a difesa dello strumento. “Tracciare tutte le operazioni contro gli abusi”. “Le intercettazioni servono: sia quelle “tradizionali” che quelle effettuate a mezzo del trojan”. È quanto affermato ieri, in estrema sintesi, davanti alla Commissione giustizia di Palazzo Madama dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone. Nelle loro audizioni, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle intercettazioni voluta dalla presidente della Commissione Giulia Bongiorno (Lega), sia Melillo sia Cantone hanno sottolineato i profondi cambiamenti tecnologici degli ultimi anni, con la necessità di sempre maggiore qualificazione da parte degli operatori. Per Melillo, ad esempio, ci sarebbe bisogno di “hacker etici” nelle forze di polizia: i criminali utilizzano piattaforme criptate per comunicare e bisogna in qualche modo “perforarle” se si vogliono conseguire dei risultati investigativi. Sul punto, le forze di polizia degli altri Paesi hanno un maggiore know- how.
Entrambi i magistrati hanno ricordato come con le modifiche normative sulle intercettazioni introdotte dall’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando, la riservatezza è adesso maggiormente garantita. Anzi, le norme sono così stringenti da mettere in difficoltà il diritto di difesa in quanto gli avvocati devono materialmente recarsi nelle apposite sale presso le Procure per effettuare gli ascolti delle telefonate intercettate di intessere da trascrivere. “I venti giorni previsti non sono sufficienti e ricorriamo a delle proroghe”, ha precisato Cantone. Per garantire la “sicurezza” i due magistrati hanno proposto di tracciare tutte le operazioni svolte. Melillo ha ricordato di aver avviato, quando era procuratore di Napoli, una sperimentazione con le varie aziende fornitrici degli apparati, poi però finita in un nulla di fatto. Dopo le relazioni introduttive è stato il turno delle domande dei commissari. Molto interesse, come sempre, sul funzionamento del trojan. Melillo, a tal riguardo, aveva dovuto adottare un provvedimento di esclusione nei confronti di una delle principali società di intercettazione, la Rcs, poiché aveva allocato all’interno della Procura di Napoli un server nel quale venivano remotizzate e memorizzate le intercettazioni fatte da tutte le Procure d’Italia. E ciò senza che fosse stato comunicato nulla né alle Procure interessate né alla Procura del capoluogo campano. Melillo ha affermato che si sarebbe trattato solo di un server di transito. Ma le novità più importanti si sono registrate grazie all’intervento di Cantone, che ha risposto alla domanda del senatore Pierantonio Zanettin (FI) sulla famosa cena del 9 maggio 2019 presso il ristorante romano “Mamma Angelina” (a cui parteciparono, fra gli altri, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, l’ex procuratore Giuseppe Pignatone, il presidente di sezione del Tribunale di Roma Paola Roja, ndr). “Era stata programmata ma venne sprogrammata”, sono state le parole di Cantone. “Si può discutere se questa sprogrammazione che venne fatta da parte del Gico era o meno corretta, eravamo in un fase sperimentale alla Procura di Perugia, uno dei primissimi casi di utilizzo del trojan”, ha aggiunto il procuratore, precisando comunque che “non è emersa alcuna manipolazione”. Che la cena da “Mamma Angelina” fosse stata “programmata e poi sprogrammata”, va ricordato, si era scoperto solo successivamente con le perizie di parte, poiché negli atti di indagine nulla si diceva in proposito né si spiegavano le ragioni della “sprogrammazione”. In altri termini, il Gico della guardia di finanza che condusse le indagini ed inoculò il trojan nel telefono di Palamara non ha mai spiegato perché il giorno prima lo aveva intercettato fino alle due di notte per le vicende dell’hotel Champagne ed il giorno dopo, quello appunto della cena, lo aveva invece intercettato fino alle quattro del pomeriggio. La ricostruzione di Cantone, comunque, differisce da quanto affermato, sempre su questa vicenda, dall’ingegnere informatico Lelio Della Pietra alla stessa Commissione giustizia nei scorsi giorni circa quattro file audio soppressi, vale a dire mai depositati agli atti del procedimento rispetto ai quali nulla è dato sapere. Della Pietra, inoltre, aveva citato il caso del file log con una programmazione con sequenza alfabetica e non cronologica. In alcune stringhe “la mano dell’uomo” ha aggiunto alcuni zeri per alterare l’ordine delle programmazioni, vi sono programmazioni che non hanno generato alcuna registrazione e, al contrario, registrazioni “orfane”, cioè generate senza alcuna programmazione a monte come se “il fucile avesse sparato da solo”, aveva detto Della Pietra. Sulla cena nel ristorante romano Cantone era già intervenuto a marzo del 2021 dichiarando che il trojan non aveva registrato l’incontro “perché non era, come si è più volte già spiegato in tutte le sedi, programmato in quell’orario per la registrazione”. Negli stessi termini si era espresso quando era stato sentito dalla prima Commissione del Csm qualche settimana più tardi. Alla domanda del consigliere Nino Di Matteo se il trojan fosse stato programmato per quella cena, Cantone rispose che “non era stato programmato”. È pertanto la prima volta che il procuratore di Perugia ammette che il trojan era stato programmato e poi sprogrammato, facendo così ricadere la responsabilità di questa sprogrammazione sul Gico.











